L’anticipazione di alcuni brani delle interviste contenute in “Fabula veneta” di Maurizio Caverzan sta per giungere al termine. Nell’ordine alfabetico questa domenica arriviamo alla lettera S con lo scrittore veneziano Premio Strega Tiziano Scarpa.

Illustrazione di Bosk

Come si diventa uno tra i più apprezzati scrittori italiani essendo figli di genitori con la quinta elementare?
«Mia madre era casalinga e poi guardarobiera negli alberghi, mio padre era controllore delle merci scaricate nel porto di Venezia. A quarant’anni ha preso la terza media e poi il diploma di ragioneria alle scuole serali. Sono sempre state persone curiose, leggevano soprattutto i giornali. L’interesse per i libri me l’hanno trasmesso in particolare le nonne, una maestra elementare e una sarta, gran lettrice nella campagna veneta. Da giovane, in estrema povertà, a fine giornata, sotto una lampadina fioca, girava una sedia al contrario, si inginocchiava, poggiava i gomiti sullo schienale tenendo il libro fra le mani: era la sua postura preferita per leggere. Rubava un’ora di lettura prima di andare a dormire».

Veneziano di nascita, vincitore del Premio Strega nel 2009 con Stabat mater (Einaudi, 2008), autore di romanzi, testi teatrali e poesie, fondatore del sito Nazione indiana e poi di Il primo amore, Tiziano Scarpa è uno dei più versatili autori della sua generazione. Come il romanzo che gli ha dato la grande notorietà, anche Il cipiglio del gufo (Einaudi, 2018) è ambientato a Venezia.

Da una nonna gran lettrice e dei genitori curiosi a diventare scrittori ne deve passare di acqua…
«A tredici anni ho cominciato a leggere Herman Hesse, Henry Miller, Thomas Mann perché ci trovavo cose che gli adulti non mi dicevano: non solo argomenti scabrosi, anche slanci ideali. Mi sono appassionato e ho fatto i primi tentativi. Poi mi sono iscritto a Lettere… Un recente libro di Federico Fubini intitolato La maestra e la camorrista, dal sottotitolo Perché in Italia resti quel che nasci (Mondadori, 2018), documenta che la condizione sociale rimane quella di partenza per generazioni. Se la mia storia è l’eccezione che conferma la regola dipende dalla forza della letteratura».

In che senso?
«La letteratura non prevede albi di categoria, esami di Stato, selezioni ufficiali e concorsi come quasi tutte le professioni. Nessuno ha mai chiesto ad Agatha Christie se fosse stata investigatrice prima d’iniziare a scrivere gialli. Uno scrittore non rappresenta una testata giornalistica o una rete televisiva, non scrive perché è autorizzato da qualcuno. Semplicemente esprime il suo pensiero e il suo talento. Questo può incrinare le gabbie nelle quali la società ha ingessato le differenze di classe».

Le leggo due sue definizioni di Venezia: «È un armadio tarlato che puzza di naftalina pieno di bambole di stoffa putrefatta»; «È un temporary shop per temporary citizens». Qual è quella giusta?
«La prima definizione non è mia, ma di un personaggio di un mio romanzo. Non è detto che io concordi con i miei personaggi. Milan Kundera la chiama ironia romanzesca».

E la seconda definizione?
«In quella mi riconosco. In tutti i centri storici ormai c’è un continuo avvicendarsi di commercializzazioni temporanee. E poi, si sta affermando un nuovo tipo di cittadinanza, composta di turisti, che sono cittadini temporanei. Secondo Marco D’Eramo, l’autore di Il selfie del mondo (Feltrinelli, 2017), sono un quarto dell’umanità».

Perciò non c’è bisogno di vendere Venezia?
«Già adesso non è in mani veneziane. Mi ha molto colpito il dato pubblicato dal Gruppo 25 aprile secondo cui il 99% dei bar e ristoranti intorno a San Marco è di proprietà di cinesi, albanesi e mediorientali. Le tante fondazioni americane, francesi, russe, aprono qui perché conviene. Il marchio della città è un fattore moltiplicatorio. Damien Hirst avrebbe potuto fare la sua grande mostra a Shangai, a Dubai, a Miami, invece ha scelto Venezia. I grandi marchi internazionali hanno le loro sedi di rappresentanza a New York, Londra, Parigi e Venezia. Gli stranieri sembrano aver capito più di noi la forza di questa città».

Non ne siamo abbastanza consapevoli?
«Non la conosciamo abbastanza. Me ne sono reso conto tornandoci a vivere dodici anni fa. Scrivendo Stabat mater mi sono accorto che pochi conoscevano la storia dell’Orfanotrofio della Pietà, dove Antonio Vivaldi venne scritturato per insegnare il violino e comporre musica. Una situazione speciale, una sorta di welfare dell’ancien régime. Nell’orfanotrofio vivevano ragazzi e ragazze abbandonati alla nascita. I ragazzi lavoravano alla costruzione delle navi all’Arsenale, le ragazze cucivano broccati e paramenti preziosi, mentre quelle intonate suonavano e cantavano, seminascoste dietro le grate in chiesa. Il pubblico che assisteva a quei concerti dimostrava il suo apprezzamento con la beneficenza che serviva a mantenere l’orfanotrofio».

(prosegue nel libro…)

“Fabula veneta” è disponibile nelle librerie Apogeo ad Adria (RO), Ubik piazza Vittorio Emanuele II e C.C. La Fattoria a Rovigo, Il Libraccio a Rovigo, Jolly del Libro a Verona, Bonturi a San Bonifacio (VR), Traverso a Vicenza, Bortoloso a Schio (VI), La Bassanese a Bassano del Grappa (VI), Mondadori a C.C. Ipercity Albignasego (PD), Zabarella a Padova, Il Mondo che non vedo a Padova, Limerick a Padova, Pangea a Padova, Mondadori presso la Stazione ferroviaria a Padova, Libraccio al Portello a Padova, Lovat a Villorba (TV), Ubik a Treviso, La bottega di Manuzio a Mestre (VE), Il Leggio a Sottomarina (VE), Moderna a San Donà di Piave (VE), Ubik a Castelfranco Veneto (TV), Tralerighe in libreria a Conegliano (TV), Agorà a Feltre (BL), Le due zitelle a Belluno, Al Segno a Pordenone.

L’elenco è in aggiornamento. Tutte le librerie, se sprovviste, lo possono ordinare (Libro Co. e Fastbook). È acquistabile online sul sito della casa editrice https://www.apogeoeditore.it/libro/9788899479602 e sui principali store, ad esempio ibs.it https://www.ibs.it/fabula-veneta-incontri…/e/9788899479602 e molti altri.

Per irreperibilità o altre problematiche si prega di contattare direttamente l’editore al 347.2350644 oppure via mail editore@apogeoeditore.it

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