La frase è caduta in disuso, ma era il cavallo di battaglia di genitori e insegnanti per imporre ai bambini qualcosa di sgradevole. Probabilmente è l’atteggiamento di fondo sopravvissuto nell’animo di molti sostenitori dei governi degli ultimi decenni. Parlo di elettori in buona fede, non mi riferisco agli esponenti politici o ai “fiancheggiatori”, quelli che in virtù di una militanza occupano poltrone di sottogoverno, sono nel CdA delle municipalizzate o imboscati in qualche sindacato. Penso che ci siano molte persone oneste che ritengono il modello di società ipotizzato dalla classe politica attuale come qualcosa di positivo nonostante tutto e per questo motivo sono disposte a ingoiare personaggi come Monti, Berlusconi o Renzi, non scendono in piazza a difendere lo statuto dei lavoratori o accettano di essere rappresentate da Faraone e dalla Minetti

Non riescono a immaginare una società ed una politica diverse, si definiscono di sinistra ma della spinta rivoluzionaria non hanno neppure un vago ricordo, oppure liberali e sono terrorizzati dalla libertà, specie quella altrui. La questione di fondo non è andare a votare con questa o quella legge elettorale, non è fare la riforma della buona o della cattiva scuola, è cambiare il modello di sviluppo: una prospettiva assolutamente inconcepibile per chi dell’ancien regime è causa e prodotto allo stesso tempo. Queste persone non capiscono il rifiuto di chi non crede più alla propaganda, alle bugie, alla mediocrazia che attanaglia il paese, vorrebbero cambiare, forse, ma non troppo e preferiscono credere allo storytelling suadente del marketing della politica.

Al contrario c’è davvero bisogno di rinnovamento, di rinascimento morale e culturale. Quello che per decenni è stato definito “progresso” è in realtà una metamorfosi mostruosa dello schema capitalistico che sta annientando il pianeta. Inquinamento, guerre, terrorismo, fame e sfruttamento sono il prodotto di questo modello di sviluppo e se lasciamo alla guida del paese soggetti che twittano come adolescenti, ossessionati dal PIL, favorevoli agli inceneritori e del tutto disinteressati ai bisogni dei più deboli, avremo un futuro disastroso. Anche se “lo fanno per il nostro bene”.

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