La Sacca degli Scardovari oggi ci appare come una vasta laguna di acqua salata. Ma un tempo il suo aspetto era molto diverso. Lo si può immaginare passeggiando nell’oasi naturale di Ca’ Mello. 

La Sacca è senza dubbio il più vasto e complesso tra gli ambienti lagunari del Delta del Po. Abbracciata dall’avanzamento verso est di due rami del Delta meridionale, il Po di Tolle e il Po di Gnocca, la Sacca di Scardovari coglie di sorpresa il viaggiatore che si trova a percorrere i lunghi e piatti rettilinei delle campagne di bonifica che caratterizzano l’Isola della Donzella.

Improvvisamente, infatti, dopo una curva o salendo su un argine, si apre questo piccolo mare interno di fronte allo sguardo impreparato di chi la sta cercando. L’argine di difesa a mare che ne contiene le acque, con il loro prezioso carico di risorse economiche e di biodiversità, la delimita verso l’entroterra e prosegue per chilometri, a perdita d’occhio, e si stentano a riconoscere i confini, tanto che molti si chiedono se non si tratti già di mare aperto o se ancora sia laguna.

Le acque basse e pescose della Sacca sono frequentate da migliaia di uccelli acquatici, che si alzano pigramente al passaggio delle barche per posarsi pochi metri più in là. Le cavane e le piccole barche piatte, usate per la raccolta dei molluschi, ormeggiate attorno ad esse, conferiscono al paesaggio quell’indecifrabile tocco esotico che ha quasi il sapore nostalgico della saudade portoghese.

Ora la Sacca di Scardovari è una laguna salata, ma non è sempre stato così. Il suo nome, infatti, deriva dai pescatori di scardole, pesce d’acqua dolce che abbondava nel bacino fino al recente passato, quando due rami del Fiume terminavano il proprio percorso qui. Allora il paesaggio dev’essere stato molto diverso da quanto osserviamo oggi. Possiamo farci un’idea di com’era il territorio della Sacca una volta, presso la splendida Oasi di Ca’ Mello. Si tratta del paleoalveo di un ramo deltizio ora estinto, una noce d’acqua dolce inserita in un contesto dove domina una salinità elevata che funge da fattore limitante nello sviluppo della vegetazione.

Ma lungo i sentieri dell’Oasi, le specie di flora e di fauna cambiano radicalmente. Il sale rende un ambiente fisiologicamente arido, come un deserto, per cui per l’area di Ca’ Mello, questo termine appare quanto mai azzeccato. Percorrendo i sentieri dell’oasi, oggi di proprietà di Veneto Agricoltura e gestita dall’Ati AQUA, Coop sociale Oasi e Coop Pescatori Ariano, la fitta coltre di canna di palude racchiude piccoli specchi d’acqua dove anatre e limicoli si nutrono e nidificano. La vegetazione lussureggiante si alterna a chiari d’acqua più profondi, delimitando sentieri che portano i visitatori a perdersi in un dedalo che è quasi un viaggio nel tempo. Qui si respira l’atmosfera della raccolta della canna, della pesca in acque dolci con le batane, ma soprattutto si entra in contatto con la natura intimamente.

I capanni di osservazione consentono di osservare l’avifauna da postazioni privilegiate, come la rara aquila di mare, osservata lo scorso inverno. L’Oasi è anche impreziosita da un centro visite molto ben organizzato, dove si può conoscere la storia delle bonifiche o dedicarsi all’educazione ambientale. La grataterra ospita anche un grazioso punto ristoro dove si acquistano i prodotti tipici del Delta, come il riso, che circonda l’Oasi e ne arricchisce il paesaggio circostante.

 

Le attività presso l’Oasi riprendono dal 1° settembre, altre informazioni sul sito di Aqua.

Orari e modalità di visita
Il centro e il punto ristoro sono aperti dal 15 marzo al 15 giugno e dal 1° settembre al 31 ottobre, nei giorni di sabato (10,00-12,30/ 15,00-17,00) e domenica (orario continuato dalle 10,00 alle 18,00) e su prenotazione tutto l’anno per gruppi di minimo 10 persone.  La fruizione dei sentieri è libera, nel rispetto delle normali regole di visitazione.

Info e prenotazioni: tel. 0426. 662304 – cell. 335 1272609 – fax.0426.661180 – e-mail: oasicamello@aqua-deltadelpo.com

La foto di copertina è di Stefano Casellato.

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