Oltre 700 persone, ieri sera, a Villa Morosini di Polesella, per lo spettacolo di Elio, che ha inaugurato ufficialmente la ventesima rassegna “Tra ville e giardini”.

Elio non ha deluso le aspettative, offrendo uno spettacolo con la S maiuscola, in cui musica classica, bel canto, fiaba, sberleffo e divertimento si sono mescolati in un mix esplosivo, mai banale, mai noioso e tanto, tantissimo colto. La dimostrazione che l’opera lirica è davvero “più moderna della trap” – come ha detto Elio dal palco – ma, soprattutto, che ha un linguaggio talmente universale che a saperla veicolare in forma di racconto è subito compresa da tutti, indipendentemente dalla preparazione musicale. Vale per l’opera seria, figuriamoci per l’opera buffa, nata proprio perché la gente comune trovasse somiglianza coi personaggi e le sue storie. E a vedere questo spettacolo, si direbbe che Elio non abbia mai fatto altro: l’opera buffa è il suo habitat.

La piece “Opera buffa”

La pièce è suddivisa in due parti. Nel primo tempo Elio racconta, con voce solenne anche nelle battute che escono quasi spontanee, la fiaba tratta dalla trama della celeberrima “Il flauto magico”, opera buffa di Wolfgang Amadeus Mozart, tracciando immagini nitide dei cattivi e dei buoni, “che non hanno capito niente” come la principessa Pamina; del principe Tamino e delle sue prove di coraggio, del buffo Papagheno coperto di piume e dei cattivi che sembrano buoni (e un po’ tonti) come le tre dame velate, di cui la terza “ripeteva sempre le cose due volte”. Il testo è una rielaborazione de “Il Flauto Magico” di Vivian Lamarque intrecciata a parti del libretto originale dell’opera mozartiana.

Uno straordinario Elio in doppia veste di narratore e di voce dei differenti personaggi, interpreta anche vocalmente, sfoderando il registro baritonale, la celebre aria ed i duetti dell’acchiappa-uccellini Papagheno. I personaggi prendono vita musicale grazie al magnifico trio di maestri di cui ben due insegnano ai conservatori polesani: Gabriele Bellu al violino, Andrea Dindo al pianoforte, Luigi Puxeddu al violoncello. I personaggi femminili sono affidati alla voce versatile ed alla presenza scenica del soprano Scilla Cristiano, che ha incantato e stupito nei panni velati della Regina della notte, ha strabiliato in quelli di Pamina ed ha spaventosamente divertito in quelli della bambola meccanica, nel finale del secondo tempo, con la chanson brillante “Les oiseaux dans la charmille” (Gli uccellini nel boschetto), tratta da “I racconti di Hoffmann” di Jacques Offenbach.

La seconda parte dello spettacolo è un recital lirico, in cui si alternano brani e arie di altre celebri opere buffe, dal “Don Giovanni” di Mozart a “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, eseguite con disinvoltura dallo stesso Elio col soprano Cristiano a far da sposta-microfono, “che non si sa se è più brava come cantante o come valletta”.

In questo contesto si sono esibiti i giovani violoncellisti di Rovigo Cello City: Luca Giovannini, Alessia Bruno, Caterina Colelli, Edoardo Francescon, Anastasia Rollo. Insieme al maestro Luigi Puxeddu saranno protagonisti del Festival Rovigo Cello City, che si terrà in città il prossimo settembre, di cui questa esibizione specialissima è stata un’anteprima. “Sono il futuro della musica – ha detto Elio in pieno palco. – Sono gli avversari della trap! Viva il violoncello!”.

Una nota di merito per la presenza scenica di musicisti, narratore e soprano, tutti abbigliati in abiti ottocenteschi, che si muovevano come dentro un meccanismo ad orologeria, quasi come personaggi dentro un carillon, come ha scritto qualche critico, eleganti, mai fermi, sempre presenti, sempre dentro la scena.

A Villanova arrivano gli Okidok

La prossima tappa di Tra ville e giardini sarà il 19 luglio, alle 21.30 in piazza Monsignor Porta a Villanova del Ghebbo per un fantasmagorico spettacolo circense degli Okidok, duo belga formato dai clown-acrobati Xavier Bouvier e Benoît Devos.

Lo spettacolo di Okidok, “Slips Inside” è  un capolavoro, attentamente pensato e provato, di comunicazione non verbale, in cui anche la più esilarante e snodata acrobazia non è mai fine a se stessa, ma concorre a creare un insieme di gestualità che hanno talvolta più peso delle parole.

Ballerini, commedianti, mimi, prestigiatori, equilibristi, rumoristi, strumentisti, cascatori: troppe parole, in uno spettacolo senza parole. Con straordinaria efficacia espressiva e tagliente umorismo, gli Okidok rileggono con arguzia e sofisticazione non disgiunta da una trascinante spettacolarità, l’intera storia della clownerie.

Irriverenti, mordaci, stralunati, atletici e capaci di una mimica fisica che sembra sfidare le leggi della gravità e i limiti del corpo umano, Xavier Bouvier e Benoît Devos sono stati giustamente definiti “le foie gras du mime”, la parte più pregiata dell’arte mimica.

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