Sono nato… non so esattamente quando. I miei antenati vivevano nei polmoni dei dinosauri, voglio dire che non è che abbiamo avuto vita facile, abbiamo dovuto imparare a fare di necessità virtù, estinti I lucertoloni giurassici ci siamo adattati ai mammiferi. Allora erano cambiamenti lenti, riuscivamo a gestirli, riguardavano ere geologiche, milioni di anni.

Ultimamente preferivamo i pipistrelli asiatici… mi sembra di rivivere nel mio DNA i racconti dei nonni: il profumo della brezza calda del mar della Sonda, del golfo del Tonchino. A dire la verità non vediamo il panorama, del resto secondo i canoni dell’ultima specie in cui abbiamo tentato di stabilirci, siamo ciechi. Eppure percepivamo comunque il volo dei nostri ospiti precedenti: sentivamo l’ebbrezza delle picchiate e gli spasmi violenti dei muscoli che facevano battere le ali di quegli strani mammiferi volanti. Udivamo i loro richiami e il chiacchiericcio assordante quando si ritiravano nelle grotte buie per riposare, a testa in giù.

Noi non dormiamo mai, oggi come allora la nostra è una vita breve, eppure gradevole: le nostre colonie prosperano, si moltiplicano e comunque, in genere, lasciano sopravvivere l’essere che ci ospita: se lui muore rischiamo seriamente di fare la stessa fine anche noi, siamo forti e fragili contemporaneamente.
Noi virus non abbiamo nomi, non so esattamente chi fossero i miei progenitori e nemmeno i mei fratelli o i miei cugini, siamo praticamente identici l’uno all’altro e non avrebbe molto senso pensare di differenziarci con un appellativo che, secondo noi, non serve a nulla.

Ora, per una serie di vicende strane e di comportamenti sconsiderati (vostri, non certo nostri) i cambiamenti su questo pianeta sono diventati rapidissimi, pochi decenni al posto di milioni di anni, così abbiamo iniziato a colonizzare anche la specie umana, benché onestamente per noi si tratti di un piano B, di una soluzione di ripiego, una sorta di test che in realtà non è nemmeno promettente. È una specie con la quale la convivenza è difficile, si tratta di animali insofferenti che cercano di liberarsi di noi ad ogni costo, invece di mettersi a riposare nelle grotte come i pipistrelli, questi si rinchiudono in stanzoni artificiali, tutti illuminati, e invece di appendersi a testa in giù si adagiano in posizione orizzontale e cercano di soffocarci rallentando la respirazione. Se sapessero quanto è duro per noi sopravvivere in quelle condizioni, probabilmente non lo farebbero, ci lascerebbero in pace. Ma sono testardi, sembra che ne facciano una questione di principio, sono disposti a rischiare di morire a furia di trattenere il respiro, pur di non darci soddisfazione.

Ci hanno ribattezzato Covid, un nome cretino che non significa nulla e non cambia le cose.
A dire il vero qualcosa che sta cambiando c’è: quando ci spostiamo nei tessuti della specie umana troviamo sempre più spesso degli strani organismi che ci attaccano, senza alcun motivo. Sono dei nanetti incazzosi che appena ci incontrano cercano di eliminarci, senza darci nemmeno il tempo di parlare… anticorpi… sì, mi sembra che abbiano usato questa parola, tra loro intendo, con noi non parlano.

Sono degli strani immigrati, che arrivano a casa nostra senza chiedere, sbarcano da certi contenitori trasparenti e passano attraverso una specie di tubicino sottile, arrivano, si organizzano, si diffondono rapidamente e ci attaccano. Ma su questo pianeta le cose sono cambiate così velocemente che non avevamo scelta, dovevamo pur provare ad adattarci. Non so, forse è meglio tornare dai pipistrelli, quelli sono più tolleranti e poi… volano: vuoi mettere?

Una risposta

  1. Bravo Mario e complimenti per la tua brillante carriera, ti seguo spesso su i social ed è sempre piacevole leggere i tuoi commenti sarcastici, specialmente quelli su alcuni politici, bello anche il tuo ultimo libro che ho letto di recente, anche se vorrei chiederti un paio di chiarimenti ( ma in privato ) . Ciao e spero di vederti prima o poi . Roberto

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