Volevo scriverlo anche io, “Maledetto 2016!”, giusto per vedere cosa si prova.
Mi è toccato leggerlo, questo tormentone, con rabbiosità crescente ad ogni nuova celebrità defunta nel corso dell’anno, associato a frasi fatte, meme, cambi della foto profilo e altra paccottiglia inutile che circola sui social network.

In questi ultimi scampoli di anno se ne sono appena andati in sequenza il cantante George Michael e l’attrice Carrie Fisher e in tanti, ammettiamolo, ci chiediamo chi sarà l’ultimo a lasciarci allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre.

Maledetto 2016, che ha fatto strage di celebrità. Quest’anno l’ora fatidica è giunta per Leonard Cohen e Merle Haggard, entrambi musicisti con una certa età sul groppone, mentre la malattia si è portata via prematuramente David Bowie e Greg Lake.

Un’overdose ha schiantato Prince, mentre Keith Emerson s’è sparato. E poi sono morte, una dietro l’altra, una serie di icone più o meno note della musica come Paul Kantner dei Jefferson Airplane, Glenn Frey degli Eagles e Maurice White degli Earth Wind & Fire. E il cantante Papa Wemba. Gli anglosassoni piangono anche divi del cinema come Alan Rickman e Gene Wilder.

In Italia pare ne abbiano risentito soprattutto la letteratura, il teatro e il cinema: abbiamo perso Paolo Poli e Dario Fo, ma pure Bud Spencer e Silvana Pampanini. E Franco Citti. Ed Ettore Scola. E Giorgio Albertazzi. E Anna Marchesini. Per non parlare di Umberto Eco, la cui morte oscura nel ricordo la scomparsa di altri intellettuali come Tommaso Labranca e Gianni Rondolino.

Ma l’elenco dei morti 2016 è un elenco sterminato, che va da Lino Toffolo a Fidel Castro, passando per Carlo Azeglio Ciampi. Per non parlare delle celebrità già cadute nel dimenticatoio, come Harper Lee. O quelli morti, spiace per loro, nelle stesse ore in cui impazzavano i coccodrilli delle star, tipo l’astronoma Vera Rubin o l’ultranovantenne Richard Adams, autore de “La collina dei conigli”, completamente oscurati dai più celebri defunti ricordati all’inizio.

Famose o meno, in comune tutte queste persone hanno almeno il fatto che le loro vite – indipendentemente da quanto sono durate – sono state spese molto meglio della maggior parte delle vite di tutti noi.

Tra le morti tragiche, l’unica per cui si può sostenere la stessa tesi è quella del ricercatore Giulio Regeni, che pure avrebbe meritato una lunga vita e una lunga carriera e a cui lo Stato italiano dovrebbe riconoscere il diritto alla verità e ad un atto di giustizia.

Di certo, non si può dire che sia stato riconosciuto analogo diritto di fare della propria vita un progetto memorabile alle centinaia di migliaia di vittime, perlopiù senza nome, macellate dalle guerre in Siria, Yemen, Nigeria o Afghanistan. O dagli attentati terroristici che hanno fatto strage in Europa, in medio Oriente, in Africa o in Asia.

Maledetto 2016 anche per i condannati a morte, un anno da record, anche se questo sembra importare poco alla maggior parte delle persone: 1.200 le condanne eseguite in Cina, 657 in Iran, 174 in Pakistan, oltre cento in Arabia Saudita.

Tra guerre, attentati, stragi, terremoti e disastri aerei, la quantità di morti e notizie di morti è divenuta superiore alla nostra capacità di metabolizzarla. Mi è capitato di rievocare con alcune persone la strage di imprenditori in Bangladesh e scoprire che non la ricordavano già più: è stata in luglio! E – anche se l’attenzione speciale riservata alle celebrità ci dice molto su noi stessi – ho l’impressione che pure ai morti famosi tocchi il triste destino di essere celebrati per qualche ora e poi gettati nel dimenticatoio all’avvento di un nuovo necrologio vip.

Forse la vera domanda da porsi sul maledetto 2016 non è perché muore così tanta gente, ma se siamo in grado di andare oltre la superficialità del cordoglio di maniera ed indagare la profondità delle vite di chi ci ha lasciato. Ci aiuterebbe a dare vero valore alle vite ben spese di molte “celebrità”, ma anche a capire che molte morti, purtroppo di emeriti sconosciuti, si potevano e si possono ancora evitare.

Francesco Casoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *