“Perché dovunque s’incontra la vita s’incontra la bellezza. Basta guardarsi attorno per vederla: anche in una foglia, in un sasso, in un balcone fiorito. Anche nei riflessi in una pozzanghera. Non riesco a stare fermo senza la fotografia, nonostante l’età; per me la fotografia è tutto!”

Mario De Biasi

A Mario De Biasi (Sois, Belluno, 1923 –  Milano, 2013), tra i più straordinari interpreti del Novecento, instancabile viaggiatore e osservatore del mondo, è dedicata la grande retrospettiva “Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003”, che la Casa dei Tre Oci di Venezia presenta dal 13 maggio 2021 al 9 gennaio 2022.

256 fotografie, metà delle quali inedite e vintage, che ripercorrono l’intera produzione del fotoreporter, dagli esordi della sua collaborazione con la rivista Epoca, fino agli ultimi lavori. Per la prima volta, in questa mostra, le fotografie di De Biasi vengono accostate e integrate con i disegni dell’autore in cui soli, teste, cuori raccontano la poliedricità e la complessità del lavoro dell’autore.

“Era il momento!”

L’esposizione è curata da Enrica Viganò in collaborazione con l’Archivio Mario De Biasi, organizzata da Civita Tre Venezie con Admira e promossa dalla Fondazione di Venezia. Frutto di un’immensa ricerca nell’Archivio De Biasi, il percorso espositivo procede diacronicamente per nuclei tematici, attraverso dieci macro sezioni, passando per il racconto dei grandi eventi storici, i viaggi esotici, i ritratti di personaggi potenti e famosi, le scene di vita quotidiana, i volti anonimi, sfociando poi nel concettuale e nell’astratto.

“Era il momento!, osserva la curatrice Enrica Viganò. Si sentiva la necessità di una mostra antologica che celebrasse il talento di Mario De Biasi in tutte le sue sfaccettature. Il fotoamatore neorealista, il fotoreporter di Epoca, il testimone della storia, il ritrattista di celebrità, l’esploratore di mondi vicini e lontani, l’artista visuale, l’interprete di madre natura, il disegnatore compulsivo e creativo. Tutto il suo lavoro è un inno alla vita”.

Nel 1944 De Biasi era stato deportato a Norimberga e lì casualmente aveva trovato una rivista di fotografia, si era appassionato alla materia, decidendo in seguito di farne la professione della sua vita. Tornato a Milano, girava in bicicletta nei paesi vicini e nel 1948 fece la sua prima mostra fotografica professionale. Nel 1953 la Mondadori gli aveva comperato dieci fotografie. Poi iniziò la sua collaborazione con Epoca, per cui fece 132 copertine, che raccontano la vita di tanti paesi, girando i cinque continenti.

L’italiano pazzo nella Rivoluzione ungherese

Tra i tantissimi inediti, la Casa dei Tre Oci espone, per la prima volta, l’intera sequenza della fotografia più celebre e probabilmente più amata di De Biasi “Gli Italiani si voltano” realizzata nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film. Fu scelta da Germano Celant come immagine guida della sua mostra al Guggenheim Museum di New York, “The Italian Metamorphosis 1943-1968”, nella quale una splendida Moira Orfei vestita di bianco, passeggia per il centro di Milano, attirando lo sguardo di un gruppo di uomini. Per ottenere questa foto l’attrice dovette camminare ancheggiando dalla Galleria a piazza Duomo tutto il pomeriggio, fino ad ottenere lo scatto voluto da De Biasi.

Gli anni ’50 del Novecento costituiscono uno dei fulcri del percorso espositivo con le immagini di un’Italia devastata dalla guerra, dove si coglie, tuttavia, la voglia di rinascita e di ricostruzione, o gli scorci memorabili di New York; poi la prospettiva ravvicinata dell’insurrezione ungherese del 1956, sotto il tiro delle pallottole, che feriscono De Biasi e gli fanno guadagnare il titolo di “Italiano Pazzo”.

L’universalità dell’essere umano in pausa pranzo

Sono brani visivi “di un ‘900 che oggi appare lontano, precisa Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, ma che non smettono di muovere curiosità”.

Al 1964 risalgono due incredibili servizi, che testimoniano l’ostinazione di De Biasi: quello in Siberia, con temperature di 65 gradi sotto lo zero, protetto da una tuta termica rossa ed i bambini del luogo gli correvano incontro dicendo: “un cosmonauta è tra noi” e quello realizzato in notturna tra le lingue di lava dell’Etna in eruzione, con la suola delle scarpe che si era staccata, mentre stava scendendo.

Non mancano momenti di leggerezza e intimità, che De Biasi ha indagato in tutti e cinque i continenti con le foto dei baci, dei barbieri di strada e delle pause pranzo realizzate da Londra a Parigi, da Roma a Vienna, dal Cairo a Teheran, dalla Thailandia al Brasile, da Israele al Nepal.

Proprio alle pause pranzo è dedicata una grande installazione raffigurante un mappamondo, sul quale sono esposte 40 fotografie vintage, di piccolo e piccolissimo formato, ciascuna connessa al luogo in cui è stata scattata. L’intento è di restituire il senso di universalità e il taglio antropologico della ricerca di Mario De Biasi, che ritrova in un semplice gesto quotidiano un forte senso di comunanza tra culture lontane e diverse. 

Dalla mensa della Nasa al festival del Cinema

In mostra anche le immagini dello sbarco sulla luna, della mensa della Nasa, dove anche lui ha mangiato, i suoi più famosi ritratti legati al Festival del Cinema di Venezia, tra i quali quelli di Brigitte Bardot, Fellini e Masina, Romy Schneider, Maria Callas; gli innumerevoli viaggi, in particolare a Hong Kong, in Sud America e in India.

Mario De Biasi faceva ritratti sia verticali che orizzontali perché non sapeva se sarebbero stati pubblicati dal giornale in una pagina o due, e voleva essere sempre pronto; per realizzarli cercava di mettere a suo agio chi doveva immortalare, anche se il soggetto non lo desiderava, come il maestro Toscanini, parlando delle loro passioni, riuscendo ad ottenere uno scatto naturale, addirittura in pigiama.

L’ultima sezione si concentra sull’amore per la natura, di cui sono rivisitati forme e segni, resi in foto come una sorta di “poesia visiva” con scatti che sfociano nel concettuale e nell’astratto.

Sedici libri solo su Milano

Accanto alle fotografie sono esposti molti materiali, volumi, i numeri originali della rivista Epoca, appunti, quaderni e due approfondimenti audiovisivi. L’intervista di Laura Leonelli in cui Mario De Biasi racconta la sua esperienza di fotografo e una proiezione di immagini a colori, selezionata dalla figlia e responsabile dell’Archivio, Silvia De Biasi, con i servizi per la collana di Epoca intitolata Le meraviglie del mondo.

Il fotografo girava sempre con tre corpi macchina, due a colori e uno in bianco e nero, con tre obiettivi, ed aveva progettato una borsa per contenere tre corpi macchina e nove obiettivi; nella sua lunga vita ha pubblicato ottanta libri di cui quattro sulla natura e sedici su Milano.

Oltre a essere un grande fotografo, Mario De Biasi, appassionato di arte e di pittura, era anche un originale disegnatore. Un universo di tinte forti e infinita fantasia “riveste” la Casa dei Tre Oci, restituendo continuità stilistica all’allestimento lungo i tre piani del palazzo neogotico con la raffigurazione di soli, occhi, teste e cuori.

Il “Dedalo” onirico di Veronica Gaido

Inoltre dal 13 maggio al 27 giugno 2021, sarà possibile vedere la mostra “Dedalo” di Veronica Gaido, in cui prosegue il percorso della Casa dei Tre Oci verso la fotografia contemporanea, realizzata dall’autrice a pieno formato, con lunghe esposizioni, e con l’uso del drone, in un ottimo lavoro dedicato a testimoniare e interpretare in modo onirico la realtà degli spazi produttivi di Sanlorenzo, primo cantiere navale monobrand al mondo per la produzione di motoryacht sopra i 24 metri di lunghezza.

La mostra di Mario De Biasi è visitabile, nel rispetto delle attuali norme di sicurezza, alla Casa dei Tre Oci a Venezia, Fondamenta delle Zitelle 43, Giudecca fino al 9 gennaio 2022, con apertura tutti i giorni dalle ore 11 alle 19, tranne il martedì.

Sabato e domenica aperto su prenotazione con almeno un giorno di anticipo come da attuali disposizioni governative.

Dal lunedì al venerdì la prenotazione non è obbligatoria ma è consigliata.

Per prenotare, scrivere a booktreoci@gmail.com oppure online.

La fermata del vaporetto è Zitelle: Da piazzale Roma e dalla Ferrovia linea 4.1 – 2. Da San Zaccaria linea 2 – 4.2

Biglietti: intero 13,00 €; per le riduzioni consultare qui.

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