C’è ancora tempo per visitare al Palazzo Roncale a Rovigo la piccola mostra gratuita che è davvero un gioiello, della collezione Valsè Pantellini, rodigino che visse in Egitto nella seconda metà dell’Ottocento, perché in esilio a causa della sua partecipazione ai moti di insurrezione del Polesine nel 1848, e che trovò rifugio al Cairo.Qui si stabilì al Grand Hotel di cui divenne proprietario e conobbe importanti egittologi quali Auguste-Edouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero.
Era tale la fama dell’imprenditore che nel 1877 l’allora presidente della Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, si rivolse al concittadino per il desiderio di realizzare un museo egizio nella sua città natale.

Pantellini nei due anni successivi inviò a Rovigo i preziosi reperti, finiti nel dimenticatoio per tanto tempo ed ora esposti fino al 1 luglio 2018 a Palazzo Roncale, con la mostra “Egitto Ritrovato”. La mostra è corredata dalle belle illustrazioni della rodigina Sara Michieli.

La restauratrice Cinzia Oliva, attiva presso il Museo Egizio di Torino, si sta occupando della mummia di Meryt, donna la cui datazione è da definire e di Baby, un neonato di cui non si conosce il sesso; chi visita la mostra potrebbe vedere la studiosa in azione ed è davvero emozionante!

I reperti esposti coprono un arco di tempo compreso tra il Protodinastico Epoca Tinita e l’Età Tolemaico-Romana: tra questi il celebre cofanetto ligneo per ushabti in forma di sarcofago appartenuto a Iahmes Sapair, figlio del faraone della XVII Dinastia Seqenenra-Djehuty-Aa, poi un sigillo cilindrico, due stipiti di falsa porta in calcare bianco, una stele familiare, bronzetti votivi, statuine funerarie, amuleti, un contenitore per cosmesi, due frammenti di cartonnage di mummia ed altri pezzi.

La restauratrice ha spiegato come la mummia di Meryt appaia sbendata. Questo è un caso abbastanza diffuso e rende questi manufatti infinitamente più fragili, perché dovevano proteggere il materiale organico.

Il campionamento con il carbonio 14 applicato alle mummie è un procedimento molto recente. Qui il materiale è molto contaminato per il bitume e la presenza di resine, che non sappiamo se siano interventi di manutenzione o di restauro, per capire se sono antiche o recenti, con campionamenti dei filati, di lino o di cotone, per ottenere il maggior numero di informazioni, in collaborazione con il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e la Polizia scientifica, gli anatomopatologi per campionare il materiale organico, in quanto è fondamentale l’interdisciplinarietà.

Vengono studiati tutti gli elementi presenti sui centinaia di metri di tessuto, in genere più sottili all’esterno e quello più grossolano all’interno, che mantenevano e ottimizzavano le operazioni di imbalsamazione, analizzando le macchie, le muffe ed i funghi per capire se potrebbero tornare attivi, procedendo in seguito allo studio ed alla schedatura di tutto il materiale trovato.

Meryt era una femmina di bassa statura, meno di un metro e 60 cm e sarà restaurata per metterla in sicurezza e preservarla, con un approccio di intervento minimo, senza aggiungere niente altro, in quanto si potrebbe contaminare, mentre verranno fatte delle Tac all’ospedale di Rovigo, dopo aver messo la mummia in sicurezza.

Del neonato chiamato Baby non si sa nulla e queste analisi potrebbero fornire importanti spiegazioni.

Il tutto sempre con grande rispetto in quanto si crea una sorta di rapporto, poiché si ha una relazione con questi corpi che erano due persone ed è un approccio a volte molto faticoso dal punto di vista emozionale e sentimentale, perché c’è una storia di vita dietro.

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