Sono negata per le piante, ho sostenuto un esame di botanica con successo secoli fa, ma il 30 non mi ha garantito da seguenti incontri negativi, nel senso che non sapevo particolarmente riconoscere tutte le piante che vedevo, anche se l’aver avuto un orto nel giardino della casa di mio padre mi aveva appagato assai.

Le zanzare killer mi pungevano a più non posso, dopo aver preso anche 50 punture nello stesso giorno, con conseguente uso di antistaminici, perché mi ritrovavo allergica ed aver raccolto da una terra secca incendiata melanzane mini, peperoni gibbosi e pomodori ristretti, con una bolletta dell’acqua poco collaborativa nel confronto del biologico, ho deciso di depositare la zappa, visto che vangare il terreno era faticoso assai ed abbandonare i miei sogni di un territorio ecologico e naturalistico a me vicino.

Ho potuto recuperare la mia passione con l’Associazione Sagittaria di Rovigo che ha organizzato una mattina una raccolta di piante commestibili sull’argine dell’Adige, con un tecnico specializzato che spiegava le piante da cercare, mettendo le foglie in cestini di vimini. La raccolta è poi proseguita in campagna, località Concadirame e quindi a Roverdicrè.

Queste erbe sono state visionate dall’agronomo Fabrizio Barbieri che ha verificato che fossero commestibili, ha dettagliatamente spiegato come pulirle e come utilizzarle per la successiva cena comunitaria a casa di una straordinaria ospite, ben lieta di condividere le finalità dell’associazione.

Sono stati preparati due risotti con ortica e silene, una insalata mista con rucola selvatica, achillea millefoglie e malva, quindi frittate, salvia selvatica impanata, torte salate con soncus, crostini ai semi di girasole, lino, sesamo e chia, dolci a base di zucca e mandorle, e di mele.

Si possono raccogliere le erbe in diversi periodi dell’anno e preparare cibi quattro stagioni in relazione a ciò che cresce spontaneamente, legato alla siccità o al clima umido.

Tra le erbe che si possono utilizzare in cucina ricordiamo quindi l’achillea, da Achille, le cui foglie aromatizzanti più tenere sono quelle basali ed i germogli, si fa anche un infuso con i fiori; la cicoria dal gusto amarognolo usata nelle zuppe, deriva dal radicchio è depurativa e disintossicante.

Il soncus è dolce e va usato crudo, mescolato col tarassaco, per torte salate, per fare aperitivi e digestivi. La malva ha germogli, che lessati si mangiano come asparagi, l’ortica è ricca di vitamina A, acido folico e ferro, ed è un vasocostrittore. Una volta bagnata perde le capacità urticanti dell’acido formico. Veniva usata lavata per fare fibre tessili.

Il papavero ha azione sedativa, usato anche come rossetto; la piantaggine lanceolata ha un gusto simile ai funghi champignon, ha proprietà cicatrizzanti; la pimpinella sanguisorba dal sapore simile al cetriolo, usata per aromatizzare il burro, e in insalata, la pimpinella anisum o anice verde usata per fare liquori come l’ouzo, la sambuca, il raki ed in pasticceria per aromatizzare o in farmacopea.

La rucola, che si usa in insalata ed anche per fare un pesto, è ricca di molte vitamine; la salvia ha proprietà balsamica e digestiva, espettorante; il sambuco è una pianta arborea legnosa, i cui fiori vengono usati per fare liquori; la silene vulgaris, chiamata anche schioppetto, carletto, strigolo, si mangia sia cruda che cotta, prima della fioritura, in risotti, minestre, ripieni, frittate dal sapore delicato.

Il tarassaco è una pianta antichissima, usata per fare frittate, sformati o passando in padella le foglie, per fare polpette vegetariane, poi in tisane depurative ed esiste anche un miele di tarassaco.

Sono molti gli usi in cucina delle erbe spontanee ed anche in farmacopea per le loro proprietà curative, però non si può improvvisare, ma affidarsi ad esperti botanici che sappiano riconoscere le piante e ti possano consigliare sia in fitoterapia che per l’uso commestibile, evitando cosi effetti collaterali dannosi per la salute.

Alla prossima cena di Sagittaria e buon appetito!

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