Qualche giorno fa ho telefonato ad Alvise. Un amico di vecchissima data. Amico stretto. Non lo sentivo da un po’. Vedersi, non lo vedo da settimane. È agli arresti domiciliari. Veri, non come i nostri. Accusato di un reato contorto, assolutamente innocente. Non sto qui a spiegarvi. Le follie della magistratura. I teoremi. Il ribaltamento dell’onere della prova. Che non è stata trovata: però, siccome lui non ha provato la sua innocenza, è andato in galera. Dovrebbe essere l’accusa a provare la colpevolezza. Qui è accaduto il contrario. Si è fatto tre settimane dentro, poi gli hanno dato gli arresti domiciliari. Per fortuna prima che la bestiolina bastarda ci imprigionasse tutti. Caro Alvise, siamo tutti con te. Niente ti perdi. Siamo tutti come te.

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