Pian piano mi sembra di realizzare meglio la situazione. Guardiamoci dalla giusta distanza. Le nostre case si sono lentamente trasformate in altrettante celle. Siamo reclusi. Fare la spesa, andare in farmacia, acquistare i giornali è la nostra ora d’aria. Poi si torna dentro. E si riprende la nostra attività: lettura e lettere per comunicare con l’esterno. Che siano mail, video o messaggi verso un esterno composto da altri reclusi come noi. Solitari, isolati, atomizzati. A orari stabiliti ci sono le notizie. Attraverso il mezzo collettivo più potente, un grande fratello, un’entità pubblica, ci comunica lo stato della pandemia globale. Poi si torna in branda. Davanti ai nostri dispositivi. È così. Sembra così… Grazie a Dio.

2 risposte

  1. In questi 45 giorni di isolamento sociale, mi sento alternativamente un monaco che troppo spesso capitola nel peccato o un lavoratore che svogliatamente si inchioda alla sedia, davanti al computer, e svolge le proprie mansioni. Caro Maurizio, più procediamo e più mi sembra che questa forzata sospensione dalla vita – bella o brutta che sia – non ci potrà lasciare grandi ricordi e aurei insegnamenti. Lei pensi alla mascherina: ci salva dal contagio, ma possiede anche un suo rovescio inquietante. L’esperienza è presto fatta: basta camminare e dopo un po’ ci manca il respiro, i passi si fanno più lenti. La sensazione di claustrofobia è assicurata.
    Che fatica, caro Maurizio; quanto nella vita vorremmo avere certezze – o tutto bianco o tutto nero. Invece, anche nella più inaspettata e grave crisi della Storia da molti decenni, tutto resta appunto, indefinito. Comincia a sfaldarsi, offrendo doppi, tripli fondi. Come succede quasi sempre nella vita.
    La mascherina che ci salva la vita e ci danna la libertà… Ma certamente straparlo.
    Su allora, un bel respiro e poi giù la mascherina sul viso, son pronto alla passeggiatina pomeridiana con la bassotta con cui, per fortuna, condivido il nostro strano tempo. Però c’è l’ennesima beffa degli eventi di questo periodo oscuro: la quattrozampe si chiama Luce.

  2. Non straparla affatto, caro Mauro. Il rovescio della mascherina è una bellissima intuizione. Il rovescio di ogni cosa, tanto più in momenti come questi in cui si ha il tempo e la tranquillità per valutarlo. Non straparla, anzi, per ciò che ne capisco io, ha centrato il punto. Perché mi sembra che sempre più, in futuro, la nostra vita, la nostra quotidianità si dovrà dipanare tra libertà e sicurezza, intraprendenza e prudenza. Tutta la questione della tracciabilità e della app si muove dentro questo binario. Come ne usciremo? Come ce la caveremo? E poi, chissà, magari qualcosa romperà lo schema e rimetterà in moto le cose. Un imprevisto. Una sorpresa. Come una cagnolina che si chiama Luce…

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