Il fatto positivo di questa situazione – ce n’è qualcuno – è che i dialoghi sono più tosti. Vanno più al cuore delle cose. Non si perde tanto tempo a cazzeggiare. Alla fine, ti salvano gli amici veri. Siamo in una condizione che ci mette più a contatto con la nostra vera natura. Che ci fa riflettere sulla quotidianità. Su ciò che siamo. Su ciò che conta davvero. Su ciò che vogliamo costruire. Insomma, cominciamo ad accorgerci – mi pare – che tante cose che prima ritenevamo fondamentali, in realtà sono superflue. Si può vivere anche senza. Non voglio teorizzare sobrietà, frugalità eccetera. Non voglio esaltare il pauperismo. No. Mi sembra che, forse, nella stasi, affiori lentamente il cuore profondo delle cose. Siamo in gioco noi. Sono in gioco io.

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