Se sei mesi fa ci avessero detto che avremmo cominciato a indossare mascherine per il volto. Se ci avessero detto che non avremmo potuto abbracciare un amico. Se ci avessero detto che avremmo visto i mezzi dell’esercito trasportare le bare nei crematori. E che i morti sarebbero stati seppelliti senza funerali. Se qualcuno ci avesse detto che ogni giorno un brav’uomo avrebbe numerato le persone contagiate, le persone morte, le persone guarite, a questo qualcuno avremmo dato del pazzo. Del folle. Del complottardo. Nella migliore delle ipotesi, gli avremmo detto che aveva visto troppi film del filone catastrofico. Invece, ci siamo finiti dentro. Ancora increduli che la distopia sia divenuta realtà. Se qualcuno ce l’avesse detto, di sicuro non gli avremmo creduto. Come hanno fatto tanti governativi davanti agli scenari ipotizzati, per esempio da Bill Gates o da David Quammen. Siamo più abituati a giocare con la fantasia che a considerare la realtà. «Ce la caveremo, vero, papà?». «Sì, ce la caveremo». «E non ci succederà niente di male». «Esatto». «Perché noi portiamo il fuoco». «Sì, perché noi portiamo il fuoco»… Ma questo fuoco c’è solo nei film?

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