Di notte. All’alba. Le idee che mi vengono di notte, durante qualche veglia, sono quasi sempre indovinate. Azzeccate. Calibrate. Così mi pare. Con tutti i miei limiti, s’intende. Almeno più di quelle che mi vengono di giorno. Hanno la profondità del silenzio. Del fascio di luce nel buio. Nessuna distrazione. Nessuna interruzione. Il filo del pensiero, nient’altro. È il momento migliore per scrivere. Di notte anche la paura è più forte. Spoglia. L’altra sera una trasmissione tv ha mostrato il racconto di una ragazza che ha visto morire il padre. Soffocato. Chiedeva aria con tutto il suo corpo, ha detto. Aspirava e lo sentivo attraverso i muri. È come vedere uno annegare. Ma almeno nell’acqua ti butti e provi a fare qualcosa… Di notte è anche il momento migliore per pregare.

2 risposte

  1. L’ora più buia, si sa, è quella che precede l’alba. È quando si affollano certi sogni. Capita allora di addentrarsi in foreste di alberi altissimi, monumenti vegetali, che paiono eterni nella loro grandezza, sembrano davvero essere le colonne messe lì a sorreggere il tempo. E all’improvviso, vedi che cominciano a inclinarsi, perdere stabilità e crollare, uno a uno. Disastro al rallentatore. Mentre tu, una formica al confronto, cominci a correre, a fuggire da quel precipitare senza speranza…
    Ti risvegli senza fiato, oppresso. In un attimo ti rendi conto che intorno ci sono solo i muri della camera, non la cortina verde andata in pezzi. Quello che sta fuori ormai entra anche nei terrirori della fantasia, pensi.
    Poi, dalla finestra, entra una lama di luce dell’alba.

  2. Di notte, in qualche pausa del sonno, il senso di sproporzione s’ingigantisce. Ma forse in questa sproporzione c’è un barlume di verità. Un rapporto più veritiero con la realtà, meno improntato al possesso, alla strumentalizzazione. Già il volgere del tempo, l’alternarsi del buio e del chiarore, la «lama di luce dell’alba» che viene immancabilmente a visitarci, può farci pensare. Farci riconoscere esseri dipendenti. Grazie, per i suoi pensieri profondi, Mauro. Mi fa piacere che stia diventando assiduo…

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