Scrivere è più di vivere. È il titolo di un libro di un importante scrittore. Che stimo e ammiro molto. Io però non ne sono del tutto convinto. Non sono convinto di quel più. Lo dico con un certo timore, tanta è la deferenza che porto a quello scrittore. Credo siano dei grandi ideali, più che una pur nobilissima attività, a superare la vita. Sono i grandi ideali, ciò che ci fa essere e per cui si può persino morire, a farci andare oltre. La fede, un credo, la difesa della propria terra… Posso intuire l’importanza che può avere per uno scrittore, ciò che non sono, la scrittura. Sbaglierò, ma non riesco a metterla tra queste ragioni di vita e di morte. Però, scrivere aiuta a vivere. Sto cominciando a capire quello che un grande poeta diceva a un amico: Non scrivere con le lacrime, perché bagni il foglio e vien fora un spotacio. Scrivi con il ricordo delle lacrime. Trattengo la tristezza. La trepidazione. I momenti di felicità. I pensieri nascono in questo trattenimento. In questo non lasciarsi andare. In questa specie di commozione. Scrivere non è più di vivere, ma mi aiuta a vivere. A condensare i sentimenti, i travagli, le estraneità, le distanze, le domande, le preghiere, le gioie.

2 risposte

  1. Io sono e rimango dell’idea – non nuovissima- primum vivere. Tutto il resto aiuta ma non è e non può essere “più”.

    1. Grazie del suo commento, Mario. Primum vivere è sempre un buon criterio, un buon insegnamento di base e condivisibile da tutti. Anche se non in tutte le situazioni lo è. Come spunto, senza voler innescare qui un dibattito complesso, pensiamo all’interruzione della gravidanza, all’eutanasia… Invece, girandola in positivo, nella storia abbiamo avuto anche altri esempi. Voglio dire: la vita non è sempre per tutti un valore assoluto. C’è qualcosa per cui si può morire. Pensiamo ai martiri, ai patrioti, ai testimoni della verità. Persone che si sono immolate… Mi fanno riflettere…

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