Ora che il gioco si fa duro i duri sono i vecchi. Quelli che viaggiano sugli ottanta. Hanno più scafo, reggono meglio l’urto, sanno dove mettere le mani. Nel motore grippato del mondo. Nello sgomento dei nostri dubbi. Della preghiera di papa Francesco nella piazza deserta ho già parlato. Poi c’è stato il videomessaggio agli italiani. È una presenza. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, si è fatto più intraprendente. Il regista Pupi Avati ha gettato un sasso nell’acqua stagnante della televisione: approfittiamo di questo tempo per ritrovare la storia e la bellezza italiane. Altri vecchi con cui ho parlato. Hanno parole più solide. Alcuni hanno vissuto la guerra. Sono usciti dall’Italia delle macerie. Quando mio padre mi parlava della guerra m’irritavo perché i miei occhi non volevano attardarsi. Ora che ci troviamo in qualcosa di simile a una guerra, quei ricordi riaffiorano. Stiamo vivendo un tempo da raccontare ai nipoti, se ne avremo e ci saremo. Come facevano i nostri vecchi. I più forti. I più vulnerabili. In questa guerra.

2 risposte

  1. Mi piacerebbe ascoltare delle storie. Le storie delle persone. Cosa gli è accaduto nella vita, cosa le ha cambiate, cosa è stato prezioso, cosa lo è ancora. Condividere quello che siamo

  2. Anche a me piacerebbe. Forse possiamo trovare qualcosa nella letteratura migliore. Quella che contiene passione per l’umano. Pietà per l’umano…

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