Si è svolto recentemente al Museo della Bonifica di Ca’ Vendramin a Taglio di Po la seconda edizione di “Branco Type”, il festival della Fotografia Sperimentale e della stampa in camera oscura.Questo luogo storico – che in precedenza era un impianto idrovoro costruito nel 1903 per la bonifica dell’isola di Ariano, territorio paludoso di valli e di risaie, adesso uno splendido esempio di archeologia industriale del primo Novecento – è stato ora accostato alla fotografia contemporanea, con l’allestimento delle mostre di numerosi autori.

Margareta Skold ha un diploma di fotografia ed ha viaggiato molto; i lavori Fragmentation of Beauty and the Colors of Memories sono una serie di stampe in cianotipia su tessuto che esplorano l’interazione giocosa e dinamica tra i ricordi ed i frammenti della vita: pezzi di tempo, verità, di dolore e di bellezza.

Ursula Ferrara ha pubblicato le sue foto a grande formato dopo una performance live con Davide Rossi per realizzare dei ritratti ai presenti partecipanti, con l’ausilio di una nuova tecnica in camera oscura, mediante la quale le fotografie sono state esposte subito dopo in una mostra estemporanea.

Francesco Capponi, fotografo di Perugia gioca con sperimentazioni senza confini, facendolo con oggetti particolari come origami stenopeici, o con un portachiavi giocattolo a forma di macchina fotografica micro, un ditale forato, cimentandosi in esperienze diversificate come la stampa termica su scontrini usati, le ferrotipie stenopeiche, il collodio umido dentro una scatola di caramelle in metallo trasformate in macchine fotografiche a foro stenopeico, oppure ottenute con un uovo, serie di multi esposizioni Senopeiche, architetture umane che si mescolano, si sovrappongono fino a fondersi, oppure una macchina fotografica a foro stenopeico realizzata dentro un cappello a cilindro, o quella dotata di un rullino da 120 mm ed otturatore ottenuta all’interno di una casetta per uccelli ed il tutto è stampato in fine art con una microcamera.

Pigments è un collettivo fotografico di Roma, composto da Raffaele Alecci, Simona Strozzi e Noemi Gentiluomo nato tre anni fa dal desiderio di riscoprire le antiche tecniche di stampa, con un recupero della dimensione materica di un tempo, legata alla produzione di tutte le immagini, per tramandare ed estendere la conoscenza di queste antiche tecniche con le opere esposte in mostra con la tecnica del collodio umido su tre diversi supporti: vetro, vetro nero ed alluminio.

Per Giovanni Zuin la fotografia stenopeica è etica e la consapevolezza e la padronanza di questi codici rende una fotografia democratica.

Taylor Pool è un giovane fotografo americano che attualmente vive tra la Germania e l’Italia: le sue opere di fotografia analogica di medio formato, cioè a pellicola, stampate su gelatina d’argento in camera oscura, sono un mix di ritratti e street photography. Nella mostra esposta a Cà Vendramin ha presentato le sue fotografie Cities, una serie di immagini scattate ad Amsterdam, Istanbul, Firenze e Norimberga.

Salvatore Abate è davvero un artista che è passato dal disegno alla ceramica, dalla pittura alla scultura, per approdare alcuni anni fa alla fotografia e alle tecniche antiche, dove incontra il connubio tra pittura e fotografia con la gomma bicromata, perché nasce dalla necessità ottocentesca di ottenere il colore con vari passaggi secondo la tecnica dei pittorialisti, da cui riesce a trarre la più completa soddisfazione creativa, usando la stampa in tricomia, ritrovando l’artigianalità e la materialità delle proprie opere, partecipando con successo nel 2017 ad Arles al Festival Europeo della Fotografia di Nudo.

Edoardo Terren nato a Mira nel 1945 è un fotografo amatoriale che documenta in bianco e nero le condizioni sociali della sua gente e del Polesine con l’emigrazione, l’abbandono della terra la solitudine e viene insignito nel 1990 dell’onorificenza di A.F.I (Artista Fotografo Italiano) dalla FIAF Federazione Italiana Associazione Fotografi con il suo lavoro “La mia gente, Il Polesine”, con paesaggi che restituiscono emozioni e riletture della apparentemente immota pianura padana, il lavoro faticoso della terra, i ruderi, i pioppi, le canne, le nebbie, l’acqua, gli argini e la pesca.

Inoltre in collaborazione con l’Associazione Naturalistica Sagittaria, partner del Festival ci sono stati workshop fotografici di nudo artistico e con installazioni in uno scanno sabbioso del Delta del Po, raggiungibile solamente con una piccola barca.

Madrina della manifestazione è stata Lina Bessonova, con un intervento sulla Camera Oscura Contemporanea, con un grande ingranditore che si è fatta costruire appositamente. Il festival si è concluso con “Connessioni sonore”, concerto sperimentale al buio, perché “per un musicista il contrasto è il silenzio, per un fotografo è il buio”.


Ideatore della manifestazione l’istrionico fotografo Davide “canesciolto” Rossi, fondatore del Branco Ottico, sempre con la sua bandana in testa o col cappello a frontino al contrario, che ha spiegato come questo festival rappresenti un evento creativo, un’onda propulsiva che l’artista accoglie ed interpreta, ed è stata l’occasione per presentare il “Vademecum del Fotografo nel Delta del Po”, a cura del naturalista Emiliano Verza e del fotografo Angelo de Poli dell’Associazione Sagittaria, un interessante manuale con precise indicazioni sul territorio, sulla flora e la fauna, che offre utili spunti fotografici.

Buona luce!

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *