A Ca' Cornera Alessio Larocchi, un Po(’) di me “così in cielo come in terra”.
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A Ca' Cornera Alessio Larocchi, un Po(’) di me “così in cielo come in terra”.

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A Ca' Cornera Alessio Larocchi, un Po(’) di me “così in cielo come in terra”.
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  • Notizia pubblicata il 21 giugno 2023
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La rassegna personale di Alessio Larocchi, Un Po() di me - “così in cielo come in terra” parte dall’aderire e assorbire il fare arte e le sue motivazioni dal Delta del Po. Sotto e sopra al “pianeta Delta” scorre il nostro fiume: le sue acque plasmano e frantumano le forme del creato. La terra si alita di vita come nel primo giorno dell’universo, ogni cosa è fusa e confusa con le altre cose e la vita gorgoglia dall’acqua. È l’arte della natura, questa, e all’artista spetta l’onore e l’onere di esserne intimo confidente per conoscere la verità della dissoluzione delle forme, dal disvelamento dell’intima rappresentazione che contengono.
Per Alessio Larocchi diventa una ricerca introspettiva di radici interiori, dall’esigenza non solo di rimuovere i vestiti ma anche l’esigenza di una nuova pelle, portando sul suo corpo, come tatuaggi la traccia vitale del fiume stesso, trovando in esso liquide affinità. Non documenta il visibile ma ambisce piuttosto a visualizzare qualcosa di intangibile, un passo nell’incoscienza, un senso di disorientamento destabilizzante da ciò che ci circonda. A lui piace che le sue immagini provochino confusione nello spettatore riguardo ciò che sta osservando e cosa sente guardando il reale. La sua intenzione è creare un’esperienza completa dove conscio ed inconscio partecipano per mescolarsi con l’immediatamente tangibile.

La rassegna sarà inaugurata domenica 25 giugno 2023 alle ore 17,00 e gode del patrocinio di Italia Nostra Sezione di Rovigo. Interverrà il presidente Fabio Bellettato.




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Per Ca’ Cornera, stazione di sosta nel delta del Po / Giugno 2023 

La mia ricerca di immagini metamorfiche, in continua trasformazione, trova un paradossale approdo in un reale luogo geografico: le terre del Delta del Po. Venire a conoscenza che l’area della provincia di Rovigo è una superficie costantemente da rimappare perché soggetta a periodica espansione (causata da detriti trasportati dal fiume) mi appare come la reificazione – la prova provata! – di un pensiero poetico relativo alle forme che ci circondano. Si tratta di un luogo sorprendente a identità ossimorica, presente-assente al tempo stesso, già compiuta realizzazione di un concetto d’arte. Come rapportarmi dunque ad esso? Pleonastica ogni interpretazione. Mi limito a registrarlo fedelmente, oggettivamente senza aggiungere altro? Mi rassegno ad una visione naturalistica, documentaristica che però produce una tipologia di immagine diversa da quella che mi interessa? Insomma qui è già tutto immersiva opera d’arte e sembra non richiedere nessun ulteriore intervento. La natura si auto concettualizza! 

Sono un cane che si morde la coda: la realtà, in assoluta autonomia, occupa lo spazio dell’immaginario! Cerco allora una smagliatura in questo fantastico reale che mi permetta un dialogo alla pari. Cerco un modo di riportare alla luce proprio il processo misterioso, affascinante, ma non immediatamente percepibile, dell’acquatico Genius loci. Spero di riuscirci con immagini capaci di sintetizzare gli eventi sotterranei del luogo per renderli comunicabili senza tuttavia far perdere loro i contorni sfumati, il senso di labilità che li avvolge. Mi rendo conto che sarebbe tradire queste forme il tentare di esplicitarle manifestamente. 

Nascono allora le vibranti porte ‘astigmatiche’ che rivelano impercettibili slittamenti del terreno o che addirittura si capovolgono a sottolineare un’inversione spaziale. “Questa notte hai dormito sotto il livello del mare” mi ha confidato Gianpaolo, l’amico proprietario di Ca’ Cornera, spiegandomi come, a seguito di disinvolte estrazioni di acqua e gas, il terreno fosse sprofondato, appunto, sotto il livello del mare. Sto divenendo veramente parte integrante dell’ecosistema ed è impossibile non pensare che anch’io sono composto in altissima percentuale di acqua. Alle pareti testimonia questa immedesimazione acquatica Un Po(’) di me, stampa fotografica in cui il bacino idrografico del fiume Po si sovrappone ibridandosi al mio sistema sanguigno. E ancora, Lacrima, grande stampa in cui una mia lacrima defluisce per liquida affinità nelle acque del fiume. In questo dialogo arte-natura si assiste a una deterritorializzazione che distoglie l’osservatore da banalità retiniche e destabilizza il suo tranquillizzante spazio cartesiano. Quasi simmetrico, ad esempio, propone la proiezione fotografica di una parete del Granaio su quella opposta, metafora di dimensioni variabili sino ad ipotizzare un’estrema coincidenza di muri. 

Maggio 2023 Alessio Larocchi 

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UN PO(’) DI ME – “così in cielo come in terra” 

Per Alessio Larocchi 

Ospitare un artista nella propria casa può essere rischioso o, al contrario, può determinare un dialogo stimolante. Se l’aderenza a determinati temi e stili è rigorosamente scelta, come in questo caso, allora si tratta di un’ennesima sfida che viene cercata, analizzata e intrapresa e, dunque, fa parte della seconda opzione data. La scelta di Alessio Larocchi è, di fatto, stimolante. La rassegna personale di Alessio Larocchi, Un Po(’) di me - “così in cielo come in terra”, negli spazi di Ca’ Cornera, parte anche da questa scelta: dall’aderire e assorbire il fare arte e le sue motivazioni dal Delta del Po. Ormai è risaputo che di un artista la qualità che apprezziamo di più è la visionarietà e la sua capacità di formalizzarla. Veder realizzare un progetto da zero, dal germe di un’idea, è sempre esaltante. Quale sia la tecnica adottata, crediamo che anche la fotografia sia uno strumento come il pennello e la matita. Dai pennelli e dalle matite è uscito di tutto, senza dubbio anche capolavori di afflato metafisico; pertanto riteniamo possa succedere anche con le immagini metamorfiche di Alessio Larocchi. 

Il suo lavoro non documenta il visibile ma ambisce piuttosto a visualizzare qualcosa di intangibile, un passo nell’incoscienza, un senso di disorientamento destabilizzante da ciò che ci circonda. A lui piace che le sue immagini provochino confusione nello spettatore riguardo ciò che sta osservando e cosa sente guardando il reale. La sua intenzione è creare un’esperienza completa dove conscio ed inconscio partecipano per mescolarsi con l’immediatamente tangibile. Sotto e sopra al “pianeta Delta” scorre il nostro fiume Po: le sue acque plasmano e frantumano le forme del creato. La terra si alita di vita come nel primo giorno dell’universo, ogni cosa è fusa e confusa con le altre cose e la vita gorgoglia dall’acqua. È l’arte della natura, questa, e all’artista spetta l’onore e l’onere di esserne intimo confidente per conoscere la verità della dissoluzione delle forme, dal disvelamento dell’intima rappresentazione che contengono. Sacra è infatti l’acqua per Alessio Larocchi, materia e spirito primordiale da studiare e rappresentare. Egli pensa la natura, ascolta e osserva il fiume. Raduna le suggestioni, i pensieri, i palpiti, i sussulti del mondo emerso e immerso, poi arriva il momento del raccoglimento creativo, sparisce seguendo l’istinto animale. Anche la moglie è abituata a quelle eclissi improvvise, che durano il tempo necessario per completare l’opera. 

La sua diventa una ricerca introspettiva di radici interiori, dall’esigenza non solo di rimuovere i vestiti ma anche l’esigenza di una nuova pelle, portando sul suo corpo, come tatuaggi la traccia vitale del fiume stesso, trovando in esso liquide affinità. I lavori di Alessio Larocchi sono visioni di creazione pura, emulazione della molteplicità delle forme, - dunque percepite dai sensi come illogiche, prive di finalità, ma invece integralmente sensate -, del gesto divino che compie ogni secondo la natura nel suo farsi e disfarsi, trasmutare e trascendere. 

Ca’ Cornera, giugno 2023 Gianpaolo Gasparetto