Con la cultura non si mangia
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Con la cultura non si mangia, con l’ignoranza si muore

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Con la cultura non si mangia, con l’ignoranza si muore

Quando sarete in grado di fare tutto quello che ha fatto Silvio Berlusconi, cioè le reti televisive, la banca, il partito e le mille altre iniziative, allora e solo allora potrete criticarlo, altrimenti state zitti! E’ la logica arrogante e un po’ fascista sintetizzata ironicamente nel famoso “ragazzo, lasciami lavorare”: il motto dei piazzisti al mercato, che svolgono un’attività rispettabilissima, certo, ma non sono necessariamente da eleggere a proprie guide intellettuali. Sotto il profilo culturale questo atteggiamento è l’esatto contrario della democrazia. Se accettassimo questo “ragionamento” aberrante, significherebbe che per esprimere un giudizio sui film di Fellini devo essere un grande regista, se devo stabilire se un piatto di Cracco mi piace devo essere a mia volta uno chef o se devo valutare l’ultimo “capolavoro” di Fabio Volo, devo essere uno scrittore (?) anch’io. Ho evitato di proposito gli esempi relativi all’allenatore della nazionale di calcio e al presidente del consiglio: se ci adeguassimo a questa logica le centinaia di migliaia di “bar sport” disseminati nel Belpaese diventerebbero silenziosi come gli obitori e, ironia della sorte, molto probabilmente proprio la stragrande maggioranza degli alfieri dell’intoccabilità del Cavaliere-Imprenditore si vedrebbe costretta a rinunciare ad una delle attività predilette. Vorrei, si tratta di uno sforzo titanico visto il tipo di interlocutore cui mi rivolgo, stimolare una riflessione oggettiva. Partiamo dal presupposto che di fronte a un’ impresa di successo che crea occupazione e produce utili, il cittadino possa solo chinare il capo e ammirare la grandezza di chi questa impresa l’ha creata e la dirige. Bene: una delle imprese planetarie di maggior successo è la catena di fast-food McDonald's. Se avete un minimo di conoscenza di microeconomia sapete che si tratta di un settore con una concorrenza spietata, dove non ci sono “permessi e licenze” da acquistare con la corruzione e dove la gestione dei fornitori e dei clienti terribilmente volubili è strategica. Essere riusciti a espandere l’attività in tutto il mondo (indipendentemente dalle diversissime culture alimentari) ed avere aperto, per esempio, a Mosca o a Shanghai, quando in quei paesi l’economia occidentale era ancora guardata con sospetto, è un risultato sensazionale, bisogna essere bravissimi. McDonald's è oggettivamente un successo straordinario, duraturo e inarrestabile. Con tutto il rispetto e indipendentemente dalla statura fisica, il Cavaliere con le sue imprese di successo è comunque un nano se lo paragoniamo al colosso del fast-food (McDonald's fattura circa 28 miliardi di USD, contro i circa 6,5 miliardi di € di Fininvest). Stando agli aficionados del gigante di Arcore, se volessi criticare McDonald's, dovrei creare un’azienda di successo paragonabile a quella, e quindi solo Burghy, KFC o Wendy possono aprir bocca: tutti gli altri, muti! Personalmente (non sono il solo, è quello che sostiene per esempio la FDA americana), io qualche critica la muoverei comunque. Il consumo dei prodotti di McDonald's aumenta in modo significativo una serie di rischi per la salute pubblica, che includono obesità, sindrome da resistenza all’insulina e diabete tipo 2, malattie cardiovascolari, livelli eccessivi di zucchero e sodio nell’organismo e dieta ipercalorica. Quindi sarà pure un’azienda di successo, ma provoca enormi problemi di salute alla collettività, rispetto ai quali non si assume alcuna responsabilità. La gente si ammala, l’aspettativa di vita si riduce, i costi per la sanità aumentano ma McDonald's non solo non paga ma è un’azienda da prendere ad esempio, perché “ha successo” e il successo economico è una sorta di sacro graal che non si può mettere in discussione. Possiamo estendere lo stesso concetto alle attività di Berlusconi: le sue TV hanno avuto successo, ci lavorano un sacco di persone e quindi lui “ha ragione” e chi lo critica è un invidioso incapace e fannullone. Io potrò essere un invidioso fannullone, ma questo non elimina la validità di alcune osservazioni. Le TV commerciali hanno drogato il mercato pubblicitario ed hanno annientato gli spazi per le trasmissioni culturali. Lo share televisivo e l’ossessione del fatturato ci hanno portato ad una programmazione che negli orari di maggiore ascolto è decisamente orientata a un pubblico di mentecatti e ha prodotto il degrado culturale delle nuove generazioni che possiamo vedere quotidianamente, con percentuali altissime di analfabeti funzionali e di adolescenti che sono convinti che la vita, quella vera, si articoli sui paradigmi di programmi come “Amici” o “Italia’s got talent”. Se siamo onesti non possiamo negare che da un lato le catene di fast food hanno successo e rovinano la salute di milioni di persone esattamente come le TV di Berlusconi hanno minato il livello culturale e morale degli italiani. Non mi serve saper cucinare come Cracco per capire se mi ha servito una pietanza troppo salata. Secondo voi la sottocultura che ha prodotto la tragedia di Casal Palocco a cosa è riconducibile? Ai programmi di Piero Angela?