Le nuove forme di oppressione del nostro tempo.
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Oppressione light

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Oppressione light

E come potevamo noi cantare… è il celebre incipit della poesia “alle fronde dei salici”, scritta da Quasimodo durante l’occupazione nazista di Milano, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

I versi, potenti nella loro forza evocativa, riprendono il salmo 137 della Bibbia, che descrive la tragica deportazione degli ebrei a Babilonia e si ricollegano anche al Nabucco di Verdi (il libretto è di Temistocle Solera), quando il coro intona il “va pensiero” e cita “l’arpa d’or dei fatidici vati”, che pende muta dai salici.

L’oppressione, babilonese, austriaca o nazista che sia, spegne la voce dei poeti, ostacola l’ispirazione degli artisti: ci sono cose terribili e più importanti di cui occuparsi.

Oggi viviamo l’illusione della libertà, la fioritura della democrazia dei diritti che aveva caratterizzato la seconda metà del ‘900; il secolo breve come lo hanno iconicamente definito Eric Hobsbawm e più tardi Umberto Eco, è definitivamente tramontata, appassita sotto l’oppressione non di un esercito, ma piuttosto di una rete di burocrati, di impiegati di concetto, di figure asservite alla grande finanza, al neocapitalismo. Hanno il passo leggero i nuovi usurpatori, portano mocassini con le nappine invece degli anfibi, non marciano a ritmo cadenzato, scivolano silenziosi nei corridoi del potere. Non hanno bisogno di ordinare: seducono. Non fanno più nemmeno rastrellamenti: i popoli conquistati transumano spontaneamente nei centri commerciali, tornano a casa la sera come la mandria nella stalla, pronti all’indottrinamento televisivo.

Ci sarebbero “cose più importanti” da fare? Probabilmente sì, magari una rivoluzione…

Nel frattempo, chi governa non ammette la necessità di fissare un salario minimo e non ritiene che sanità e scuola debbano essere rigorosamente pubbliche ed efficienti, però in compenso ci si affida all’intelligenza artificiale, che ormai tutti chiamano A.I. per ostentare con maldestra immaturità una familiarità con un “nuovo” che in realtà non hanno capito. Ed è all’intelligenza artificiale, come dimostra la controversia che ha scosso l’industria cinematografica americana, che nell’immediato futuro sarà delegata, sotto controllo, l’attività creativa, la produzione artistica.

Quello straordinario e affascinante fenomeno nato centinaia di migliaia di anni fa con i graffiti che i nostri progenitori hanno tracciato sulle pareti delle grotte o con i magici richiami vocali degli sciamani guaritori, sarà gestito da schede elettroniche, da Terabyte di memoria pazientemente organizzati dall’establishment.

Tutto questo mi fa inorridire.