Non si è mai morti di troppa accoglienza

“Son nato in Senegal, piccolo grande paese dell’Africa Occidentale. Vivo e lavoro in Italia da oramai sedici anni, posso quindi affermare di essermi gradevolmente italianizzato. Tuttavia, mi muovo anche con la consapevolezza che il tronco d’albero in acqua ci sta secoli e non per questo diventa un coccodrillo.

Mi sento portatore di valori, di culture e tradizioni che non necessariamente somigliano ai valori e alle tradizioni italiani e cerco di costruire un ponte che colleghi il meglio di quello che determina il mio essere africano prima, senegalese poi, con il meglio che il territorio che mi ospita, mi offre.

Provo a farlo con passione, determinazione, professionalità. Il mondo di oggi così com’è non va bene e c’è la necessità di rispolverare i vecchi stili di vita che ci hanno permesso di superare i duri tempi di guerre e conquiste. La crisi che ci annebbia la mente non è solo economica, è anche etica, morale e religiosa.

Avevamo scelto i modelli di sviluppo dando ampio spazio al denaro mortificando cosi l’essenza umana.

Cosi fu negli anni trenta, e le guerre che ne sono seguite purtroppo non ci hanno insegnato che quando è l’Avere che condiziona l’Essere, chi non ha non è e non potrà pretendere di essere.

Cerco, attraverso il mio lavoro di formatore, educatore, attore e drammaturgo teatrale, di dare il mio contributo per una rifondazione della nostra forma mentis, mettendo l’uomo al centro.

Il teatro, assieme alla musica a base di percussioni, è quello che mi sento di portare all’appuntamento del dare e del ricevere che è semplicemente l’intercultura”.

Queste sono le parole di Mohamed Ba, autore ed attore nello spettacolo gli “Invisibili” per la Giornata mondiale del Rifugiato 2019 a Padova, organizzato dall’associazione “Popolinsieme” ODV ed il Comune di Padova.

“Invisibili” è uno spettacolo teatrale che ripercorre il cammino di due cittadini africani che s’incontrano su una spiaggia e cercano a tutti i costi di sopravvivere agli incubi della povertà, sognando una vita migliore dall’altra parte della barriera.

Guidati da un narratore, ci si inoltra nelle memorie di un popolo passato dalla schiavitù, alla schiavitù degli aiuti. In questo spettacolo della durata di 1 ora e 20 minuti, Mohamed Ba è contemporaneamente il custode della tradizione africana e il rinnovatore che canta le contraddizioni storiche, sociali e politiche del continente nero, accompagnando la narrazione con il canto e la musica di un tamburo, oltre alla proiezione di un video con le immagini della schiavitù nera e di altri successivi olocausti.

Mohamed Ba ha collaborato con varie realtà teatrali ed ha pubblicato nel 2008 “Paroles de negre, Monsieur le President”, Edition nouvelles du sud a Paris,  Francia, e nel 2013: “Il tempo dalla mia parte”, San Paolo Edizioni  Italia.

La sua aggressione a Milano è diventata l’argomento del film “Va’ pensiero” nel racconto incrociato di due aggressioni razziste a Milano e Firenze e della complicata ricomposizione dei frammenti di vita dei sopravvissuti.

Milano: Mohamed Ba, 50 anni, griot, cioè poeta e cantore, attore e educatore senegalese residente in Italia da 14 anni, viene accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro di Milano ed il suo aggressore scappa impunito senza che nessuno intervenga; Mohamed si salva perché cerca di resistere nonostante il ventre ripetutamente perforato, grazie alla sensibilità di una dottoressa che gli presta soccorso e chiama una ambulanza.

Firenze: Mor e Cheikh, immigrati anche loro dal Senegal e residenti a Firenze, vengono colpiti il 13 dicembre 2011 mentre sono al lavoro al mercato di San Lorenzo. Le storie dei tre protagonisti s’incrociano nel racconto delle loro drammatiche esperienze di vita e, malgrado tutto, le loro speranze di continuare a vivere in Italia, con la continua paura e incertezza di incrociare uno sguardo o un gesto che li riporti al momento dell’aggressione. Il regista Dagmawi Yimer, rifugiato dall’Etiopia, racconta la violenza dal punto di vista di chi l’ha subita.

Dopo aver assistito allo spettacolo ed aver parlato con Mohamed Ba, persona disponibilissima, gentile non ostile, non potevo non scrivere di lui e del suo testo ironico in cui le terzine di Dante, i versetti dei Vangeli e della Bibbia si uniscono alla narrazione storica del suo popolo, alla storia della sua aggressione ed all’essere fattivamente un mediatore culturale, per la trasmissione coerente della sua vita, come testimonianza del vero significato della parola “rifugiato”, cioè del perché uno lasci tutto, sperando in un mondo miglior e poi se in mare si salva non sai quello che ciascuno potrà trovare oltre.

Mohamed Ba parla fluidamente inglese, francese ed italiano con una comptetenza lessicale straordinaria, una postura controllatissima ed una attorialità consolidata, esprimendo concetti importanti quali l’esser guariti dall’odio, perché siamo entrati a patti con la nostra memoria, o l’anteporre la forza della ragione alla ragione della forza, giocando con il tempo del silenzio perché siamo fatti per camminare, con un respiro di vento, un vento di assenza per fare memoria.

“Non si è mai morti di troppa accoglienza, si muore di troppa indifferenza”.

Grazie Mohamed, io non sono indifferente alla tua storia, per questo ne scrivo.

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