Chi sostiene che il dibattito sul referendum abbia assunto toni troppo accesi è in malafede o, peggio, non si rende conto di cosa in realtà sia in discussione. La riforma costituzionale sponsorizzata da giuristi del calibro di Boschi e Madia, al cui confronto Calamandrei & C. sono poco più che dei Carneade, è solo una tappa, un mattone di quel muro che ci racchiuderà in una sudditanza che noi stessi, evidentemente incapaci di conservare una democrazia conquistata con la resistenza, avremo contribuito a legittimare. Multinazionali e grandi banche hanno pazientemente creato l’Unione Europea, una sovrastruttura burocratica costosa che risponde all’unico scopo di annientare le peculiarità locali, standardizzare la legislazione riducendo le libertà dei singoli cittadini e dei singoli stati per creare un unico mercato, enorme, indifeso e senza concorrenti per i colossi come Monsanto, Nestlé o Unilever. I governi-fantoccio si piegano senza difficoltà ai diktat di JP Morgan o dello Juncker di turno, tanto che si tratti di salvare banche fallite a spese dei correntisti (senza tuttavia che gli amministratori subiscano alcuna condanna – vedi Banca Etruria) quanto di obbligare i contadini ad utilizzare sementi OGM studiate per monopolizzare e controllare le produzioni agricole, senza il minimo rispetto per ambiente e biodiversità. Naturalmente è consigliabile pagare anche le organizzazioni di settore per corromperle ottenendone il consenso e infatti, non è casuale, Confagricoltura si schiera per il SI: avete idea degli stipendi dei dirigenti? Del tutto analoghi a quelli dei vertici dei Sindacati, se non siete stupidi le risposte ve le date da soli. La strategia per il controllo economico sul territorio prevede due tipi di intervento: le imprese piccole, difficilmente controllabili, vanno annientate (esempio – normative pseudoigieniche assurde che impediscono la produzione casearia artigianale unite a pressione fiscale insostenibile), quelle grandi vanno messe in crisi e poi svendute all’estero (esempio – Parmalat, restando nel settore alimentare). Il risultato è sotto gli occhi di tutti, le piccole realtà che hanno creato la forza e la competitività della nostra economia scompaiono, mentre le grandi aziende sopravvivono solo se passano di mano e, inevitabilmente, delocalizzano. In ogni caso, chi appoggia questo disegno (manager, dirigenti pubblici, vertici delle associazioni di categoria, sindacalisti) viene ricambiato con carriera assicurata, sappiamo bene che questi soggetti a fine mandato trovano posto tra i parlamentari, nei CdA di banche e grandi aziende o all’interno del sottobosco della pubblica amministrazione. L’obbiettivo finale di questo disegno è l’abolizione della possibile alternanza, vale a dire l’impossibilità che il potere passi di mano, i sudditi hanno l’illusione di scegliere, ma i candidati sono selezionati a monte (come nel “Senato” della riforma). Questo spiega due cose: il fatto che Renzi e Berlusconi abbiano stipulato il rivoltante “Patto del Nazareno” (la riforma di Renzi è tragicamente simile a quella proposta a suo tempo dal Cavaliere) ed anche l’estremo pericolo che il M5S costituisce per questo disegno eversivo, perché è, almeno oggi, estraneo e apparentemente indisponibile a condividere questo programma.  Il diavolo è nei dettagli, non dimenticate che l’Italia è stata la sesta potenza economica mondiale, grazie alla piccola e media industria e grazie a lavoratori efficienti tutelati dall’art. 18. A voler essere generosi Renzi è un omuncolo “marionettabile” che sta tentando di traghettare il Paese verso un futuro sinistro, asservito alla finanza internazionale, chi non lo capisce o non lo vuole capire si assume una responsabilità storica.

 

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