Sembra che una certa euforia cominci a placarsi. Declina la novità. Tutti a casa, tutti al caldo. Inizia a farsi strada che la situazione è seria. Che non ce la caveremo in pochi giorni. E che non bastano le nostre risposte seconde. Gli inviti a fare i bravi. I balconi canterini. I tutorial dei guru autonominati. Come certi attori o cantautori che ti dicono come trascorrono il tempo. Un colpo di tosse seppellirà tutto e tutti? La preoccupazione serpeggia. Si fa più densa. Una nebbia nella testa. Una nuvola sopra, non tanto sullo sfondo. Mi irrita quasi tutto quello che leggo sui giornali. Mi indispone. Mi provoca un fremito. La tendenza a tirarla in politica. A fare dietrologie. Ho sperato da un titolo del Corriere della Sera che recitava «Torna la voglia di parole vere». Prometteva bene. Insomma. Anche lì c’era l’accusa al malcostume dei politici, le parolacce in Parlamento, le offese agli avversari. Cose note. Arcinote. Facili. Che c’è di nuovo? E la parte costruttiva? Una citazione del Papa. Ecco. Francesco. Ieri è uscito dal Vaticano ed è andato a Roma, nella chiesa di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Vergine «Salus populi romani» di cui è devoto. Poi ha raggiunto a piedi la chiesa di San Marcello al Corso. Un pellegrinaggio. Un gesto. Meglio di tutte queste parole.

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *