Fra gli aspetti assurdi e surreali che caratterizzano questi “strani giorni” balza agli occhi come – a fronte di un’emergenza sanitaria che vede migliaia di medici e di infermieri in prima linea, con turni massacranti e snervanti, con il rischio della loro stessa vita – ai più è chiesto il totale immobilismo.
A quanti si stanno prodigando per fronteggiare una situazione sempre più allarmante, va il nostro deferente pensiero e ringraziamento. A quanti stanno lottando per riconquistare il respiro della vita, a quanti hanno esalato l’ultimo respiro, si stringe quella catena di voci silenti che inanellano vincoli di solidarietà che legano gli uomini alla sponda ultima dell’eterno.
A chi è costretto a vivere un clausura a cui non aveva mai pensato, come forma della vita – sia pure transitoria, come si spera – si dispiegano orizzonti nuovi. Mai come adesso siamo rilanciati ad una presa di coscienza del valore della nostra responsabilità personale. Il rispetto di regole e comportamenti condivisi – principio valevole sempre – assume ora un più accentuato valore. Sappiamo quanto il rispetto delle indicazioni stabilite dalle autorità possa contribuire a diminuire il rischio di un deflagrante contagio.
Il mondo moderno sempre in corsa, freneticamente alla ricerca della novità e del successo in tutti gli ambiti, dalla scuola, allo sport, alla politica, all’economia, improvvisamente si è fermato. Astinenza e digiuno dalla F1, dal MotoGP, dal Campionato di Serie A o B. Un tempo di Quaresima universale si è imposto, in qualche modo, a tutti. A noi è chiesto, in forme più o meno grandi, la parola più ostracizzata dalla cultura occidentale: il sacrificio.
E’ come se un’esasperata tensione a dilatare lo sguardo al dramma della vita, propria e altrui, ci disponesse a guardare di più cosa rimane di valevole, ora che ci è tolto tanto di quello che avevamo in abbondanza, senza gustarlo pienamente.
Si dilata il senso del tempo, si restringono gli spazi fisici. La casa, le mura solite, diventano il limite, il confine, l’orizzonte di cose note eppure sconosciute. Il volto di chi ci è prossimo e di chi ci è caro rivela e nasconde ad un tempo grettezze e ricchezze, prima sconosciute.
E’ un tempo prezioso, è un tempo dato. Non sappiamo come ne usciremo, se ne usciremo. E’ arido consultare le statistiche, i bollettini quotidiani per vedere se il picco è stato raggiunto, o quando lo si raggiungerà, quando la realtà ci parla del singolo, del volto unico e irripetibile che abbiamo conosciuto, e che ci tiene lì, con il fiato sospeso.
Ma la vita ha un valore infinito. Il vero pericolo che incombe sulla vita è la perdita della percezione del suo senso. Ciò che tutti oggi invochiamo è l’esigenza di qualcosa che salvi, cioè conservi, custodisca ciò che abbiamo di più caro. “Tutto, tranne l’eterno, al mondo è vano” (Antonio Fogazzaro).

Antonio Lionello insegna da oltre venticinque anni storia e filosofia nei Licei. Ha pubblicato nel 2003 Figure della filosofia e La comunicazione nell’epoca ipermediale. Uno sguardo critico (in collaborazione con Giuseppe Manzato) per la Casa Editrice Diade di Padova. Cura il sito Pagine di filosofia e storia su piattaforma WordPress e un canale su YouTube. Con Apogeo ha pubblicato il libro Secondo Novecento. Temi e linee di sviluppo storico, un testo che fornisce delle chiavi di lettura del presente a partire dallo snodo fondamentale del secondo Novecento.

Una risposta

  1. I Pensieri del Prof.Antonio Lionello presentano uno spessore di fine sensibilità.
    Si collocano nei ” tempi del ” tempo”, ossia scompongono una complessità attuale che possiede interrogativi,enigmi.

    Trapela il suo acume teoretico,non dispersivo, ma atto a estrapolare singoli aspetti, commenti di una situazione reale.

    È una tangibile theoria,visione d’ insieme, “sinottica e acroamatica” come definisce all’ interno, il suo libro” Secondo novecento”.

    Risulta davvero, una compiuta rappresentazione fatta con consapevolezza.

    Esprimo il mio apprezzamento verso l’ autore, inserendo tutto nella solidarietà che, oggi, si diffonde per stringenti bisogni.

    Federica

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