Piccole storie per cuori aperti: Il pane di Agata

Il cosmo di Annarosa Granata si spinge sempre un po’ in là. Fruga in mezzo alle cose ovvie e tira fuori l’imprevisto con parole semplici, illumina punti che se ne stanno nell’ombra, angoli dimenticati. Che siano oggetti, persone o creature del mondo, le “Piccole storie per cuori aperti” narrano bocconi di vita. Assaggiate Il pane di Agata.

La vecchia Agata era una megera bisbetica e ingrugnata che tutti conoscevano in paese. 

Aveva il potere di aprirsi la strada in mezzo alle folle senza nemmeno muovere un muscolo, tanto potente era la sua aurea e la paura di poterla anche solo sfiorare.

Tutti sapevano che se si fosse stati a un solo metro di distanza da lei, la vecchia, con una rapidità e una lucidità inspiegabili, ti seccava un calcagno con un unico, precisissimo, sputo. Nessuno le aveva mai visto fare un sorriso: pareva che tutte le rughe del volto fossero state allenate a tendere verso il basso come sconfitte. 

Nei negozi si sapeva che non badava a file o attese, con irruenza strascicava fuori dalla gola rauca le poche parole che indicassero i suoi bisogni e, tutti pronti, non a cuor leggero, si adoperavano perché fosse servita il prima possibile per farla uscire. 

La vecchia Agata schifava i bambini e le loro petulanze, bestemmiava contro le madri e s’infervorava ogni qual volta la presenza di un moccioso aleggiasse nei suoi dintorni. 

Questo urto che riversava verso il mondo, lo assumeva anche in se stessa. Non aveva alcuna cura di sé: raramente faceva un pasto decente e forse si scordava di farlo; i capelli unti le stavano appiccicati sulla testa in modi deformi e le mani erano sempre interrate, incrostate di giallo e marrone; l’odore che emanava, dunque, non poteva che essere sgradevole. 

Nessuno sapeva cosa trafficasse, ma certo qualcosa faceva. Tutte le mattine, prima di tornare a casa, la vecchia si fermava ai forni del paese e portava a casa dei sacchi colmi di pane vecchio. E infatti una sola cosa aveva premura di fare prima di dormire: rompere il pane duro, avvolto in un canovaccio, picchiandolo con una grossa pentola e riversarlo all’interno dell’immenso sacco di carta. 

La mattina presto, quando ancora nessuno s’era alzato e tutto il paese taceva, la vecchia Agata si portava al piccolo stagno con sottobraccio il suo sacco: appena passato il piccolo cancello verde e il recinto di tulipani, senza una cura o una logica, ella riversava le briciole per terra. 

Sedeva quindi sulla panca e restava a osservare gli uccelli che in gran quantità, consci dell’appuntamento, atterravano da tutti i lati per il pasto. Sostava per un’ora abbondante, fin quando non si sentiva sazia e sarebbe arrivato il momento delle solite commissioni. 

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