Piccole storie per cuori aperti: Il volo

A passeggio tra il cielo e il mondo Annarosa Granata continua a perdere dalle tasche “Piccole storie per cuori aperti”; le semina come erbe aromatiche in un giardino. La loro bellezza sta nel profumo e nel sapore che sfrigola intenso e odoroso. Ecco la storia di un volo.

Francesca osservava gli uccelli spostarsi tra gli alberi alti del giardino. 

Cinguettavano più forte del solito e, chiamandosi, si rincorrevano ad ali spiegate allontanandosi e poi ritrovandosi compagni di ramo. 

Francesca si domandava quale fosse la sensazione che si prova quando ci si libra nel cielo e, con naturalezza, si vola. Immaginava dovesse essere molto bello, ma non sapeva dire quanto. 

Si mise a ragionare su come avrebbe potuto provare quell’emozione. 

Come prima cosa, avrebbe potuto servirsi di un elastico gigante che con un salto l’avrebbe mandata il più in alto possibile. Doveva essere il più grande mai esistito per prolungare al massimo la sensazione del volo. 

Si rese subito conto, ahimè, che le mancavano i denari per procurarselo. Il maialino giallo sul comodino s’era mangiato 12 euro e 20 centesimi: il guadagno frutto dei compiti fatti, un dente perso, la mancia della nonna e pochi resti racimolati per casa. Nonostante la sua ricchezza, non le sarebbero bastati per un elastico di quella portata. 

Le venne poi in mente la vecchia casetta del cane che poteva avere abbastanza legna per costruire una catapulta. Certo, era un po’ macchinoso, ma con impegno e costanza era realizzabile, lei credeva. Pericoloso, un poco, ma quale avventuriero non affronta pericoli per giungere a destinazione?

Federico, il vicino poco più grande di lei, la trovò riversa sul prato, circondata di matite colorate e fogli sparsi, intenta a ideare schizzi del suo progetto. Francesca gli spiegò il desiderio nato e il piano architettato; Federico le spiegò i rischi insormontabili e i mezzi irreperibili. 

Francesca si convinse ma non riuscì ad evitare di mettere il broncio e con impegno cercava di trattenne le lacrime che con forza cercavano libertà. L’amico notò lo sconforto e, raccolti i pensieri, s’illuminò.

Le disse che esistevano modi più sicuri ed efficienti per provare l’emozione desiderata. 

Francesca sentì un forte calore nel petto che la muoveva e si drizzò in piedi ben attenta ai consigli dell’amico: lui parlava, lei ascoltava, ma pian piano la fronte le si corrugava a tal punto da sembrare la riva di un mare. 

La mongolfiera la conosceva bene grazie alla sua amica Pippi, ma mai aveva sentito parlare di paracadute, deltaplano e… baggigiampi? Che aggeggi erano mai quelli?

Federico dovette fare diversi disegni per mostrare a Francesca il funzionamento di quei mezzi, che ai suoi occhi parevano diavolerie appena inventate. 

Dopo tante spiegazioni, il risultato fu lo stesso: le proposte di Federico erano reali, ma non attuabili. 

Inoltre, niente di tutto ciò rispecchiava il vero e sperato volo: nulla era paragonabile alla capacità di poter volare sostenuti dalle sole membra del proprio corpo. 

Librarsi verso il cielo, farsi trasportare dal vento, muoversi in aria a proprio totale piacimento. Distaccarsi dalla terra e avvicinarsi alle nuvole.

Francesca, perciò, capì che non avrebbe potuto, per il momento, conoscere quel mistero.  

Nell’osservare quegli uccelli lei stava sognando, e come capita per tutte quelle cose che si desiderano ma si ammettono inevitabilmente irrealizzabili, con un sospiro del cuore chiuse gli occhi e si limitò ad ascoltare il cinguettio frenetico e vivace degli animali. Quello le era raggiungibile. 

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