“Piccole storie per cuori aperti” sono attimi. Un sentimento, uno scossone, un’impressione, raccontati con piglio lieve, fresco, delicato, anche quando stendono giù un dolore, una tristezza, uno scoramento. Annarosa Granata mette in fila le parole come perline in un filo. Ne escono tante collane variopinte. Parlano di vita, cose semplici, normali, dunque speciali. Avevamo cominciato a marzo a riempire le pagine con queste piccole storie, ora tornano ad occupare gli occhi e un pezzetto di cuore. Buona lettura.

Marcello aveva il terrore del tunnel alberato che s’apriva al margine del campo da calcio di fronte casa sua. 
Era un luogo oscuro, angusto e inquietante e lui, come tutti i suoi amici, sapeva che ogni anno un bambino vi entrava e più non vi usciva. 
Mai aveva provato tanta paura come per quel luogo e non osava immaginare cosa racchiudesse al suo interno.

Ma Marcello era un bambino vivace e sveglio, non abituato a farsi impressionare e libero di scoprire. 
Aveva una passione profonda per gli insetti: più erano brutti e viscidi, più gli piacevano. 
E in un pomeriggio solitario, appena finito di mangiare con il sole alto e pesante, egli aveva scovato un esemplare nero, cicciuto e insolito che attirò tutta la sua attenzione. 
Con l’animo dello studioso iniziò a pedinare l’animale e con molto garbo gli faceva ombra col suo corpicino, accompagnandolo di filo d’erba in fiore. 
A grande sorpresa di Marcello, poi, l’insetto aveva preso il volo e, dopo un breve ma intenso momento di euforia che si manifestò in spiccati saltelli urlanti, con le anche leste e la bocca spalancata egli prese a rincorrerlo metodicamente.

Non avrebbe saputo dire per quanto lo aveva rincorso, ma quando finalmente l’insetto si posò su un cespuglio, Marcello era accaldato, sudaticcio, certo soddisfatto. 
Quello era diventato senza dubbio il suo insetto preferito, e decise di chiamarlo Jack. Mentre chiacchierava con Jack e lo stuzzicava con un bastoncino, Marcello si accorse che accanto al cespuglio vi era un fiore rosso che non aveva mai visto prima, come nemmeno quello a fianco color giallo vivo. Spostò lo sguardo attorno a sé e tutto gli parve nuovo, sconosciuto e magico. 
Si sentì la pelle d’oca salirgli sino al collo, e carezzandosi la pelle umida si rese conto di essere all’ombra, al riparo dal caldo afoso, sfiorato da una lieve brezza che smuoveva i fili d’erba alta che lo circondavano.

Il sole alto filtrava tra le foglie. Vi era un intenso profumo d’erba. Fiori selvatici chiazzavano il verde disteso, un ronzio d’insetti allietava il suo cuore, e alberi altissimi s’incontravano nel cielo. 
Era entrato nel tunnel. 
Dopo una breve perlustrazione della zona, fatta con non poca titubanza, Marcello riprese a rincorrere gli insetti, si rotolò nell’erba, e osservò i giochi di luce delle foglie in movimento. 
Si mise a canticchiare e prese a raccogliere alcuni fiori, abbinandoli con cura per colore: li avrebbe portati quella sera a casa per regalarli alla mamma. 

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