Un saluto, un cenno, un’alzata di sguardo possono essere tutto. In questa piccola storia Annarosa Granata ci parla di amicizia, Signori e occasioni perdute. E di scoperte preziose per i cuori aperti.

Corrado era un uomo modesto e sincero che sempre sapeva vedere il buono delle persone e aveva grande stima di coloro che reputava dei Signori; merito che non osava accostare alla sua persona, per via del suo tenore di vita assai umile. 

Ma per Corrado, a esempio, era un Signore il vecchio calzolaio che teneva ancora bottega in piazza: da lui si poteva sempre scambiare una parola e si vedeva che ci metteva il cuore nel suo lavoro, poco o abbondante che fosse. 

Anche Antonio, il suo vicino privo di mestiere, era ai suoi occhi un Signore perché aveva cura delle cose e dimostrava sempre grande garbo nei confronti di tutti. Soprattutto, quando era a passeggio, egli usava raccogliere margherite per poi offrirle ai bambini ch’incontrava, e questo regalava a Corrado una gran pace interiore come poche cose. 

Per Corrado, comunque, uno solo rimaneva il Signore più d’esempio del suo paese: il Signor Luciano, uomo possente, serioso, dalle poche parole e perciò velato di un certo mistero. Il Signor Luciano mai lo si vedeva litigare con qualcuno, mai aveva detto mala parola su persona alcuna e sempre, con un leggero cenno, salutava chicchessia. Era l’uomo più ricco del paese ma non mostrava arroganza in alcun modo e per questo Corrado lo stimava oltremodo. 

Corrado si riempiva d’orgoglio dei saluti con lui scambiati che avvenivano soprattutto nel giorno di domenica, prima e dopo la Santa Messa. Venne il giorno in cui i due si scambiarono parola alla fine dell’omelia e parve un grande evento visto il silenzio in cui sempre era avvolto il Signor Luciano. In un momento di sconforto, egli trafisse la tela che l’oscurava e accennò al mite Corrado del periodo funesto che la sua famiglia stava attraversando a causa della malattia della sorella. Corrado si sentì di consigliarlo e gli parve pure di dar sollievo all’uomo appena scoperto come amico. 

Quello fu solo il primo di tanti brevi ma piacevoli incontri tra i due, e Corrado davvero si sentì d’aver incontrato un uomo buono e lodevole del quale non si sentiva minimamente meritevole. 

La sorella del Signor Luciano peggiorò e venne il giorno del funerale. 

Essendo una famiglia di un certo rango, la piazza era gremita di persone sconosciute molto eleganti e curate. Sulla larga piazza in porfido, il Signor Luciano era accompagnato da tre uomini distinti che mai si erano visti in paese: indossavano lunghi cappotti col bavero, fazzoletti di seta sporgevano dai taschini e, come conformati, sfoggiavano baffi spessi e lucidi. 

Corrado non voleva disturbare l’amico: gli bastava dimostrargli vicinanza con la sua presenza e per questo non si avvicinò mai troppo a lui o ai parenti; certo lo teneva d’occhio per poterlo salutare, sicuro gli avrebbe dato sollievo col suo modo discreto. 

I due incrociarono infatti lo sguardo: Corrado gli sorrise educatamente e fece un timido cenno con la mano. Luciano indurì il viso, strinse le labbra e con uno scatto maligno volse le spalle al marciapiede in cui sostava Corrado. 

Impalato come se l’avessero trafitto con una freccia, egli sentì sprofondarsi di dentro, il viso gli impallidì, un gran calore lo pervase e nessuna espressione gli era più possibile afferrare. 

Corrado era un uomo modesto e sincero che sempre sapeva vedere il buono delle persone ma, per la prima volta, capì la vera differenza tra la sua ricchezza e quella di Luciano.

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