Piccole storie per cuori aperti: l’innamoramento

La piccola Marisa aveva perso la testa per lo smilzo della sua classe. Era la prima volta che le accadeva un brutto affare come quello e si ritrovò impreparata, sconvolta, ingenuamente strana. 
Ma la piccola Marisa era un carattere forte e indipendente che non amava sentirsi incompetente di fronte alcun argomento; decise quindi di reperire informazioni a riguardo e, suo malincuore, la diagnosi che ricavò fu: prima manifestazione di amore. 

La signora Lucia le aveva rivelato che quando ci si innamora il cuore batte più velocemente del solito e lo si sente scoccare in tutto il corpo come fosse l’unico movimento del mondo. Quel giorno, in classe, Marisa si era stretta su sé stessa, rannicchiata come una palla, dalla paura che qualcuno potesse udire il rumore prepotente e incontrollato dei suoi battiti.

Aveva origliato poi, dalla sorella maggiore, che quando ci si innamora tutte le persone si confondono e appaiono annebbiate, prive di sembianza, mentre l’amato spicca come unico esemplare umano a colori su sfondo grigio. Questa cosa dei colori non l’aveva convinta ma era certa che il suo sguardo seguisse puntigliosamente gli spostamenti di lui, lo smilzo, e certe volte si scordava d’essere a scuola in mezzo a tanti compagni.

L’amica Claudia, che a quanto pare aveva grande esperienza in materia nonostante la giovane età, le aveva spiegato che si capisce d’essere innamorati quando le parole si fanno pesanti e arruffate, difficili da districare e portare alla luce. Marisa si era messa a ridere – Ah! Lei che aveva SUPER OTTIMO in italiano – e per provare che l’amica si sbagliava si diresse verso lo smilzo, lo prese per la spalla sicura e lui si volse verso lei. Fu quando incontrò i suoi occhi che Marisa si rese conto di non aver nulla di notevole da riferirgli e, prima impietrita, poi tremante, scappò dalla classe impressionata da tanta sapienza della Claudia. 

Ci fu, infine, l’insegnamento di sua nonna Ada, che agli sguardi sfuggenti della nipote aveva colto la malizia del primo sussulto del cuore. Ada l’aveva chiamata al suo fianco e, tenendola per mano con gli occhi cerulei posati nei suoi, le aveva spiegato che non esiste un modo infallibile, una regola, per decretare l’innamoramento. 

“Lo si sa e basta, piccina, e che nessuno venga a farti la predica. L’amore è uguale a sette come a novant’anni, e l’unica certezza è che non v’è certezza, se non un visibilio dei sensi, dell’animo, del corpo. La vita si accende e, per quanto sia difficile da spiegare, tutti sappiamo cosa voglia dire.”
Marisa uscì dalla stanza un po’ confusa, le era parso un consiglio troppo grande per una testina piccola come la sua. 

Andò a casa e aprì il diario segreto che nascondeva nel secondo cassetto del comodino. 
Scrisse la data odierna, prese una penna glitterata color viola e, sorpresa, si rese conto di non aver nulla da dire.
Allora, con la maniera certosina degli amanuensi e la determinazione che la contraddistingueva, Marisa iniziò a far svolazzare piccole e grandi parentesi curve, arrotondate nella parte alta e affilate nel basso, che combaciavano tra loro in un’unica figura. 
Inondò l’intera pagina e anche quella seguente, fino a quando non si sentì totalmente soddisfatta.

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