di Alessandra Borella

Leggevo su un noto quotidiano, qualche giorno fa, che un giornalista è rimasto sorpreso per aver visto il ritorno dell’uomo che vende il cocco.

L’uomo del cocco io lo chiamo Cocco Bello, cioè ho deciso di usare uno dei suoi slogan e ci ho cucito un nome proprio.
Il venditore di cocco in spiaggia è un simbolo. Dai, chi non ne ha mai visto uno? Puoi essere A Rosolina, a Sottomarina, a Riccione, lui spunta sempre. Ma mi sono resa conto che lo scorso anno non l’ho ritrovato al mio ritorno in spiaggia.

Il Cocco Bello tiene in mano un secchio per l’acqua di plastica e uno di vimini per i pezzi di cocco.
Il Cocco Bello indossa la t-shirt bianca e una bandana stretta alla fronte, ma soprattutto ha dei rinforzi attorno ai manici dei secchi.
Il Cocco Bello lo incontri sempre vicino ai bagni che innaffia il suo cocco che se si secca troppo è da buttare.
Il Cocco Bello non ha paura del caldo, perché l’estate è la sua stagione. E il sudore fa parte del suo look.
Il Cocco Bello non ha paura della sabbia calda, probabile che a forza di camminare si sia creato uno strato sotto i piedi che lo protegge dalle scottature, insomma, ha un che di supereroe.
Il Cocco Bello ogni giorno percorre gli stessi chilometri che una persona normale in media fa in un mese.
Il Cocco Bello si diletta anche a fare le avances, insomma, c’ha le sue tecniche di vendita, armi segrete che a quanto pare funzionano.
Ah sì, dimenticavo, il Cocco Bello arriva sempre mentre stai per fare il pisolino e urla talmente forte che ti sembra di averlo appeso all’orecchio.

Il Cocco Bello vende il cocco e sulla gestione e lavorazione di questo frutto ci sono le più disparate leggende metropolitane. Per lo meno, a Rosolina, ho sentito dire che il cocco lo tiene nella vasca da bagno del suo appartamento “a moia”. E che lo tiene dove si lava. Non è lecito sapere se si lava nel cocco o con il cocco che poi vende, ma preferisco non approfondire la questione.

Ma la cosa più rappresentativa del Cocco Bello sono gli slogan: strani, divertenti, in rima, folli che negli anni ho sentito urlati in spiaggia.
E dai, senza vergogna, passiamo alle sue rime. “Cocco per lui per lei per i ghei” che non andrebbe scritto così, ma gli serve per rendere meglio la rima. Poi c’è anche “per i belli e per i brutti cocco bello è per tutti”. Abbiamo anche “Cocco bello per l’uccello”.
Insomma Cocco bello di qua o di là, lui dice pure che “l’amore non è bello se non mangi il cocco bello”.
Il Cocco Bello viene al bar e ti chiede un po’ di acqua e tu non gli puoi dire di no, insomma, l’acqua non la si nega a nessuno, a maggior ragione a chi fa un lavoraccio. E qui mi fermo un attimo a riflettere: un lavoraccio forse per me? Ma lui ci campa. E probabilmente gli piace. Mi chiedo se ci campa veramente, o se fa anche altro; presumo di sì perché anni fa, mentre servivo gratis un bicchiere di acqua a un Cocco Bello mi ha raccontato che faceva anche il camionista.

Beh, lo scorso anno il Cocco Bello non l’avevo visto ed è ricomparso, mentre stavo per appisolarmi, in questo giugno 2021. E ho pensato, beh, è pur sempre un segno che questa pandemia ci sta dando tregua. Non mi soffermo sul fatto se sia legale o illegale la professione, ma suddai, il Cocco Bello fa davvero estate!
L’ho visto e non sono riuscita a non sorridergli. Lui avrà pensato, chissà, che sono matta, che sorrido ma non compro, o magari gli ho messo un po’ di allegria. Io lo spero.
Dedico questo pensiero a Cocco Bello e ammetto che nella mia vita l’ho mangiato e sono sicura che l’hai mangiato anche tu che stai leggendo!
Bentornato Signor Cocco Bello. Buon lavoro e buona estate!

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