Nello scorso mese di febbraio un gruppo di amatori della bicicletta, i Free Bikers, sono stati in Sudamerica sulle strade di paesi, borghi, città e campagne che accolsero l’immigrazione polesana nel XIX e XX secolo, con l’intento di conoscere, capire e divulgare quali furono le tappe e la modalità di tale esodo verso l’Eldorado d’oltreoceano.

Di questo avventuroso viaggio scrive Danilo Trombin in un articolo che uscirà sul prossimo numero di REM, ormai imminente. I bikers, che 16 anni orsono hanno fondato il gruppo a Porto Viro, hanno visitato tre regioni, in tre stati diversi: Rio Grande do Sul in Brasile, Montevideo in Uruguay e Rosario in Argentina.

anno voluto incontrare persone, percorrere le rotte dell’emigrazione veneta, disseminate per le vastissime lande sudamericane, dove la gente mantiene ancora vivo e saldo un cordone ombelicale con la terra nativa e parla il “Talian”, una lingua che è un miscuglio comprensibilissimo di dialetto veneto e portoghese. In questo contesto, le tradizioni, le usanze, la lingua si sono tramandate per generazioni, mantenendo caparbiamente il legame con la terra d’origine e sono state il collante attorno al quale la comunità è cresciuta e sviluppata.

Il sentimento di “nostalgia-saudade” che i veneti sudamericani portano nel cuore, rivolto a ciò che ricorda la loro terra, manifesta una forte curiosità verso tutto ciò che riguarda l’Italia e, in particolare, i luoghi dai quali partirono i loro avi. Mantenere viva l’identità veneta è un bisogno vitale perché, anche se inseriti nel tessuto economico e sociale di Brasile, Uruguay e Argentina, portano nell’animo il desiderio di appartenenza e identità alla loro cultura, dalla quale sono stati sradicati con dolore.

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