Sono dieci: sono i giovani registi italiani che secondo Elena Cardillo hanno qualcosa di nuovo da dire (e da dare) al cinema italiano. Il penultimo di cui Elena scrive si chiama Valerio Mieli. Imparate qualcosa su di lui leggendo questo splendido pezzo di Elena.

Sono passati un po’ di anni da quello che, nei miei ricordi, ha la forma di un piccolo scrigno.
Dieci inverni del regista Valerio Mieli è del 2009. Era in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo italiano, ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’argento come migliore opera prima.

Poi, un lungo silenzio e nel 2018 Mieli ha realizzato Ricordi? di nuovo in concorso a Venezia, dove ha ricevuto una menzione speciale e il Premio del pubblico.
Tra i due film un tempo lungo e un filo sottile, la nostalgia.

Valerio Mieli ha una laurea in filosofia, è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, è regista, sceneggiatore e armeggia con la fotografia.
Prima dei due lungometraggi, una serie di corti.

Un viaggio lungo e lento

Il soggetto di Dieci inverni prende forma durante gli studi alla Scuola Nazionale di Cinema e finisce finalista al Premio Solinas Storie per il Cinema nel 2007.
Da lì nasce il film. Un’esperienza autobiografica che racconta il viaggio di una storia d’amore che per diventare qualcosa e prendere forza, deve affrontare dieci lunghi inverni.

Ci sono nel film Isabella Ragonese e Michele Riondino, e c’è un cameo di Vinicio Capossela, autore delle musiche.
Soprattutto c’è un’atmosfera inafferrabile, itinerante, nebbiosa che tiene la storia e i personaggi.
Ci sono la laguna di Venezia, la neve, la foschia

Valerio Mieli racconta così il film nelle note di regia: “Dieci inverni è la storia di due ragazzi che non riuscendo ad amarsi subito devono imparare a farlo, destreggiandosi tra le difficoltà del diventare adulti. Per raccontare questa storia d’amore volevo una forma di romanticismo che fosse vera e fiabesca insieme. Per questo ho scelto di ambientare il film in una città poetica come Venezia, ma mostrandone il volto più quotidiano dei mercati, dei bàcari e dei vaporetti”.

Il film è una rincorsa lunga e lenta per cercare di raggiungersi. Ci sono spostamenti, viaggi che portano in Russia e attese.
Si sente nel film una scrittura misurata e poetica. Fanno capolino il coinvolgimento e una dimensione trasognata. C’è un senso profondo dell’immagine, fatta un po’ per andare dentro le cose un po’ per incantare.
Rimane, stesa sui quei lunghi dieci inverni, una profonda nostalgia.

Le cose sono belle e basta

La stessa nostalgia passa sui personaggi e sul paesaggio a distanza di nove anni, nell’ultimo film del regista, Ricordi?.
Due persone che sembrano come il giorno e la notte si incontrano e cercano un modo per agganciarsi ad un ritmo, a un sentire che non li porti via.

“Le cose sono belle perché sappiamo che finiscono”, dice lei.
“No, sono meno belle perché sappiamo che finiranno”, dice lui.

E magari sono vere tutte due.
Forse bisogna solo capirlo o smettere di pensarci.
Il film ha la stessa atmosfera brumosa della laguna dei Dieci inverni. Solo una considerazione estetica.

Una specie di aura soffice poggia sugli oggetti, sul paesaggio e sulle voci dei protagonisti, Luca Marinelli e Linda Caridi.
“Come il ricordo permea la nostra esistenza, è un tema affascinante da trattare al cinema perché permette di raccontare oltre alla vita, l’esperienza della vita: di realizzare per così dire un film in soggettiva emotiva”, dice il regista nelle note al film.

Il peso dolce della scrittura

Nonostante il filo sottile che dopo dieci lunghi inverni continua a dipanarsi, non c’è a mio avviso in questo film il peso dolce della scrittura. Che nel 2009 dava proprio l’impressione di essere nata d’istinto, e di essersi poi presa tempo e spazio per diventare una storia.

Ricordi?, invece, nonostante Mieli sia l’autore della sceneggiatura, non fa sentire il dolce peso del testo, lavorato come la creta fino a renderlo allo stesso tempo decisivo e lieve.
Si sente invece un girare intorno alle cose, un macerare dubbi senza trovare pace.

Ho voluto provare a raccontare Valerio Mieli, perché ha mani dolci, comunque capaci di dare forma agli oggetti del cuore, anche quando sembrano meno abili e più inquiete.
Perciò, ben venga il nuovo film che il regista ha in preparazione.
Pare s’intitoli Les filles du temps.

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