Oggi volgiamo lo sguardo e l’ascolto ad oriente e ci addentriamo in atmosfere dense e magiche. Alessia Babetto ci porta alla scoperta di Fikret Amirov, compositore originario di Ganja (scoprite dov’è), sperimentatore e creatore di un genere chiamato mugam. Per i “Profili musicali” seguiamo Alessia in un viaggio da “Le mille e una notte”…

Miei cari lettori, sono felice di essere ancora insieme a voi. La musica di cui parleremo oggi vi apparirà forse lontana dalla nostra cultura, sebbene questa volta non vi sia un intero oceano a separarci dalla personalità che ho deciso di presentarvi. Voglio farvi addentrare in quelle terre di cui spesso noi occidentali non siamo in grado di farci una valida opinione e che talvolta ci spaventano; terre che ci rimandano inevitabilmente a un’atmosfera esotica in cui ogni avvenimento viene sfumato come per magia tra la sabbia e l’infinita varietà di drappi di taffetà.

Il signore di cui mi occuperò oggi è un certo Fikret Amirov, colui che ha scritto, tra le numerose composizioni fra cui ricordo anche dei pezzi per flauto e pianoforte, la musica per alcune delle novelle di Le mille e una notte, un’opera che raccoglie in sé molte (non fatevi ingannare dal numero, poiché “mille” in arabo significa “innumerevoli” e l’aggiunta del numero uno alla fine sta ad indicare un numero infinito) favole di tradizione egiziana, mesopotamica, indiana e persiana risalenti al X secolo.

Come saprete, la letteratura e la musica formano, con questa associazione, un connubio perfetto. E chi potrebbe non essere affascinato dai racconti della tradizione, che per noi si chiamano favole, e da quella placida contemplazione in cui tutti ci siamo sentiti, almeno una volta, immersi quando, nel semplice ascoltare, abbiamo tratto da uno di quei racconti un insegnamento che ancora oggi custodiamo perché ci ha fatto riflette su qualcosa di semplicemente essenziale. O chi, diventato ormai grande, nella solitudine della propria casetta, ha avuto per la prima volta nella sua vita del tempo da spendere cercando di approfondire tutto quello che prima non gli era stato possibile, per non lasciarsi inghiottire dal buio che avanza, e ha cercato di impiegarlo ben bene scoprendo che su youtube si può trovare chi le storie le narra ancora e in cui, se si presta attenzione, si può scorgere tutto lo spazio fra i due punti e le virgolette che vanno aprendosi nella voce di chi, come in quelle cassette in cui anni fa incidevano, oltre che la musica, anche gli audiolibri, vengono narrate.

È quindi con l’opera balletto Arabian Nights (https://www.youtube.com/watch?v=i1BccOVkCV0&t=145s) che Amirov, originario di una città chiamata Ganja, in Azerbaigian, inizia a documentarsi sulla tradizione, inserendo nelle sue musiche molti degli elementi folkloristici che ora, grazie anche alla recente uscita del film di Aladdin, la cui storia è tratta proprio da una delle novelle presenti nell’opera, noi tutti possiamo delineare, con il solo ascolto, un certo clima musicale. Ma il tratto distintivo di questo autore, nato nel 1922 e deceduto nel 1984, è stato fin da bambino quello di avere una incredibile curiosità: cresciuto in una famiglia di musicisti, ha iniziato a suonare insieme alla sorella quando era ancora molto piccolo, facendosi notare dalle personalità musicali di rilievo del suo tempo.

Amirov si divertiva a creare la sua musica con il tar, uno strumento a sei corde simile a un liuto che viene suonato percuotendo le corde con un plettro d’ottone. Da sempre, infatti, è stato influenzato dalle melodie popolari azere che fanno uso di strumenti caratteristici, che riconducono l’ascoltatore all’atmosfera dei paesi che l’autore stesso visitava per poterne trarre la vera essenza oltre che verosimiglianza.

Ha creato un nuovo genere chiamato mugam sinfonico, basato su brani folkloristici classici che sono stati eseguiti da molte famose orchestre sinfoniche di tutto il mondo, come la Houston Symphony Orchestra diretta da Leopold Stokowski. Amirov fu un compositore prolifico: le sue opere più famose includono opere sinfoniche come Shur del 1946, Kurd Ovshari del 1949, Azerbaijan Capriccio del1961, Gulustan Bayati-Shiraz del 1968, The Legend of Nasimi del 1977, Alla memoria degli eroi della grande guerra nazionale del 1944, Doppio concerto per violino, pianoforte e orchestra del 1948 ecc. Tra i suoi balletti, oltre a quello già sopra citato, c’è anche Nizami del 1947 e l’opera Sevil del 1953. È stato molto prolifico anche per il pianoforte ma, da flautista quale mi ritrovo ad essere, non posso non ricordare i sei pezzi che scrisse per flauto e pianoforte che, se avete la curiosità, potete ascoltare.

Grazie per essere stati con me, vi aspetto la settimana prossima per parlarvi di un autore più recente e che vi lascerà a mio avviso molto colpiti.

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