La storia di un connubio, di un’armonia, quella tra Miyazaki e Hisaishi. Di nuovo Alessia Babetto ci porta tra immagini e musica, tra lo schermo cinematografico e la cadenza delle note. Siamo in Giappone dove l’arte del disegno e quella del suono hanno valori simbolici profondi. Con i “Profili musicali” oggi entriamo nei disegni del sol levante.

Cari lettori, oggi voglio portarvi lontano, non dal punto di vista temporale ma geografico, e farvi atterrare in una striscia di terra dalla forma allungata, simile quasi ad una virgola disegnata con un pastello dalla punta un po’ frastagliata e che appare relativamente piccola rispetto al resto delle terre emerse nel globo, ma che ospita alcune di quelle persone che hanno saputo far vedere al resto del mondo degli aspetti della realtà di grande valore, anche se dalla forma che questi hanno deciso di adottare, potreste pensare essere concepiti solo per il giovane pubblico.

Voglio dunque presentarvi le anime sensibili di Hayao Miyazaki e Joe Hisaishi, i quali possono essere paragonati, sia per il loro lavoro in simbiosi, sia per l’amicizia che li lega, ai noti Mozart e Da Ponte, poiché si sa, che l’unione di più arti crea la massima esperienza sensoriale che arriva a toccare delle corde molto profonde del nostro subconscio.

Miyazaki, la cui freschezza e vivacità hanno fatto sì che venisse paragonato anche al celebre Walt Disney, e legato alla casa di produzione cinematografica di film d’animazione denominata Studio Ghibli, ha realizzato dieci capolavori insieme al compositore e musicista Hisaishi. Il loro lavoro, puro e armonioso volteggiare della fantasia in un mondo onirico, sa puntualmente tratteggiare i caratteri di una realtà sempre attuale, senza mai turbare i più piccoli, ma lasciando molto su cui riflettere ai più grandi.

Sanno cogliere il nocciolo delle questioni e dipingerci tutto intorno, trasportare una realtà in un altro mondo per farla analizzare con più distacco e lucidezza e, talvolta, lanciare forti messaggi, come è accaduto sin dal primo film a cui si dedicarono, Nausicaa dalla valle del vento datato 1984 in cui il soggetto principale è il tema ambientale. «L’ira degli insetti giganti è la giusta ira della nostra terra. È con così orribili armi che l’abbiamo contaminata e distrutta», si sente dire all’interno del film. O ancora con Ponyo sulla scogliera, una favola legata al mare in cui si sente dire: «A qual punto l’acqua e il fiato degli esseri umani possano essere luridi, non ve l’ho spiegato forse innumerevoli volte?».

Ma moltissime sono le tematiche affrontate negli altri titoli quali La città incantata, uscito nel 2001, una metafora che ricalca nel mito le sue origini e rende delicato e misterioso anche l’aspetto più infimo degli esseri umani, quello dell’avarizia che rende ciechi e che trasforma in maiali insaziabili tutti coloro i quali si lascino sedurre dalla sola bellezza mostrata agli occhi e che contrasta con le peripezie che compie la personificazione di un fiume per ritornare ad essere puro e limpido. Ma la storia si articola in modo più complesso, unendo l’elemento magico e onirico in ogni film e ripresentando come personaggi secondari alcune figure viste in modo molto preciso in contesti precedenti.

Oltre agli altri titoli quali Il castello nel cielo, La Principessa Mononoke, Il mio vicino Totoro, Porco rosso e tanti altri, presenti da qualche tempo anche su Netflix, ha fatto poi la sua apparizione quello che secondo me è uno degli episodi più belli nati dall’unione di queste due grandi personalità: Il castello errante di Howl, uscito nel 2004.

La storia affronta il tema del coraggio di vivere, metaforicamente rappresentato nel percorso che la giovane protagonista, tramutata in una vecchia da un maleficio che la rende esattamente quella che si sente di essere, deve compiere per ritrovare la propria giovinezza, prima dentro, poi fuori di sé. Ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni paesaggio sembrano dipinti leggeri e delicati proprio come le note del pianoforte che Hisaishi stesso ha suonato (https://www.youtube.com/watch?v=Cj-AL-J98U0) come preludio di un valzer che va poi aprendosi tra le note degli archetti dei violini che lo fanno danzare.

Non so se potrebbe arricchire la vostra vita sapere che questo fine musicista è nato nel 1950 a Nagano, una città situata circa al centro del Giappone, che il suo è un nome d’arte, che a cinque anni ha iniziato a suonare il violino e che da lì la sua carriera è sempre stata brillante, affermandosi come compositore, pianista e regista. Credo invece che il vero arricchimento per ciascuno potrebbe essere quello di dimenticarsi per un momento di sé, e provare a guardare davvero alle cose con altri occhi, lasciandoci stupire dalla bellezza che alcune volte quelle che diventano delle persone così importanti ci sanno mostrare in modo semplice e senza troppi artifici.

A presto, cari lettori di RemWeb.

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