Dopo aver seguito Alessia Babetto nei dettagli dello schieramento orchestrale, entriamo ora con lei nel mondo dei compositori. Ed è una partenza coi fiocchi perché, oltre a farci sentire il fuoco che anima le note, il primo musicista ci accompagna dentro lo schermo cinematografico. Per i “Profili musicali” ecco John Williams: le sue colonne sonore hanno dato vita a una miriade di immagini.

Un saluto a voi, miei cari lettori. Voglio ora iniziare a parlarvi di un autore che non vi suonerà forse nuovo, se siete stati attenti ai titoli di coda nelle numerose sale cinematografiche, anche quando avrete di sicuro fatto, come d’altronde non ho potuto esimermi dal farlo io stessa, un commento alla difficile lettura delle parole che sembrano venir risucchiate dal blu dell’universo. Forza, avrete di sicuro indovinato: sto descrivendo l’inizio della ormai nota saga di Star Wars e dello straordinario John Williams, autore non solo della colonna sonora di tutti gli ormai nove episodi usciti al cinema ma anche di altre colonne sonore di film che di sicuro avrete visto.

Nato negli Stati Uniti d’America nel febbraio del 1932 John Williams è un famoso compositore e direttore d’orchestra che ha avuto l’onore di lavorare insieme a molti registi tra cui Steven Spielberg e Chris Columbus. È vincitore di cinque premi Oscar per la miglior colonna sonora. E come poteva non essere così? Il film in cui il tremendo bambino dai capelli rossi (Kevin McCallister) mette in scena le più folli diavolerie regalando a tutti i suoi coetanei dei preziosi spunti per la realizzazione di qualche marachella, per i nati negli anni Novanta come me rappresenta un caro ricordo dell’infanzia, e allo stesso tempo rimanda a quella che, almeno per me, è l’idea del calore e dell’atmosfera natalizia, quando le tensioni si appianano e lasciano spazio agli occhi per potersi riempire delle gioie della vita. Mi riferisco a Mamma ho perso l’aereo e al brano Somewhere in mymemory, in cui alla ricchezza armonica degli strumenti si aggiungono le soavi e dolci voci bianche di un coro di bambini. Ma non voglio di certo rendere minor giustizia agli altri film che vedono, nelle musiche, la firma di John William, come, per esempio Indiana Jones, E. T. l’extraterrestre, Lo squalo, Jurassic Park, Salvate il soldato Ryan, Superman, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e molti altri ancora. 

Non so voi, ma osservando questi titoli e conoscendo le diverse storie e ambientazioni che queste pellicole contengono, mi sono chiesta come potesse, una sola persona, avere in sé così tante idee per poter rendere ed enfatizzare, attraverso la musica, ogni singolo momento di vita rappresentato. Perché si sa che anche il più terrificante film dell’orrore, senza una adeguata musica al suo servizio, non spaventerebbe nemmeno una fifona come me (ebbene sì, ho fatto la prova: togliete l’audio in un momento avvincente o di climax crescente dell’azione, e questa vi apparirà molto meno densa di significato).

La musica… e pensare che c’è chi ritiene che questa sia un’arte “accessoria”, chiedendo spesso con tale disinvoltura quale sia il reale lavoro di un musicista, cioè cosa faccia davvero per vivere: se solo ci si rendesse conto che la musica è ovunque! E questa breve digressione non è stata vana, miei fedeli lettori, perché credo proprio che John Williams lo sapesse, lui che fin dall’età di sette anni (quando ancora non siamo troppo paranoici e non dobbiamo per forza darci una spiegazione assurda per tutte le cose ma le viviamo appieno come le sentiamo sulla nostra pelle) ha iniziato a studiare insieme pianoforte, tromba, trombone e clarinetto, ricevendo poi la sua prima gratificazione a diciannove anni, quando ha composto una sonata per pianoforte. E non si è fermato qui, ha studiato composizione a Hollywood, e ancora alla Julliard School of Music, lavorando contemporaneamente come pianista jazz e poi come arrangiatore e direttore di alcune case discografiche jazz, lavoro che di sicuro gli ha saputo conferire una scaltrezza e prontezza musicale che poi possiamo rivivere nelle sue opere.

Il 16 dicembre 2019 qui a Sofia abbiamo avuto l’onore di suonare in un concerto dedicato interamente alle musiche di questo formidabile autore e vi posso assicurare che l’energia, la varietà, la vita che ho percepito in ogni singolo brano mi hanno estasiata, come se qualcuno mi avesse messa con le spalle al muro e mi avesse obbligata, attraverso il fascino che immancabilmente le sue armonie detengono, a meravigliarmi nei confronti della vita.

Perché è questo, a mio avviso, il vero dono che un musicista vi può fare: darvi il coraggio di apprezzare la vita come non lo avevate mai fatto prima, magari perché siete troppo assorbiti dalla vostra routine, magari perché i pensieri e i doveri si sommano e vi pesano sulle spalle, o semplicemente perché a volte ci dimentichiamo di vedere e guardiamo soltanto.

Vi direi ancora tante cose ma mi sto dilungando troppo, così vi aspetto qui con me, la prossima settimana, per scoprire un nuovo autore e catapultarci in una realtà mistica, totalmente diversa da quella vista oggi.

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