Abbiamo viaggiato con Alessia Babetto nello spazio e nel tempo, tra compositori romantici, eclettici, geniali, originalissimi. Siamo all’ultima tappa dei “Profili musicali”, nello splendore di Luigi XIV di Francia. Lì troviamo un allievo e un maestro, figure complementari e contrapposte. Immergiamoci nel trionfo barocco del Seicento, nella vita di Marin Marais, joueur de viole alla corte del Re Sole. In attesa di ritrovare presto Alessia.

Cari lettori, nel nostro peregrinare tra spazio e tempo, vorrei oggi che la vostra attenzione si posasse in un’epoca in cui lo sfarzo e la ricchezza erano la sola regola, in cui l’apparire aveva già preso a contare più dell’essere, in cui un re per brillare come la sua corte si era assegnato lo stesso epiteto del sole, e la cui musica era seconda solo all’Italia, patria nascente dell’opera. Lasciatevi abbagliare dunque, perché ci troviamo al cospetto della corte di Francia, dinnanzi al re Luigi XIV, in cui si è sviluppata la figura del musicista e compositore Marin Marais.

La figura di questo artista è molto rinomata nel mondo musicale poiché egli fu il primo ad apportare un nuovo gusto all’orchestrazione, scegliendo gli strumenti sulla base del loro timbro. La sua vita, però, diventò, nel 1991, protagonista del romanzo Tutte le mattine del mondo (Tous les matins du monde) di Pascal Quignard, e in seguito venne girato un film con lo stesso titolo diretto da Alain Corneau e adattato per il cinema dall’autore stesso insieme al regista. L’autore del celebre brano Les Folies d’Espagne e della musica della tragedia Alcyone, è infatti esempio, oltre che di virtuoso della viola da gamba, antenata del violoncello, anche del singolare rapporto che può intercorrere tra maestro e allievo.

Se avete, infatti, qualche conoscente o amico che ha intrapreso gli studi musicali, saprete di certo che chi si avvicina a questo mondo deve immancabilmente avere a che fare con un maestro di strumento con il quale si confronterà singolarmente durante il proprio percorso di apprendimento. E Marais, la cui vita si è intrecciata intorno a quella della figura storica e misteriosa di Monsieur De Sainte Colombe, suo maestro, ha visto una serie di travagli enfatizzati dal clima drammatico e teatrale che fa da sfondo all’intera vicenda. Il rapporto tra i due è segnato da una frattura e successivo allontanamento nel momento in cui Marais decide di lavorare presso la corte.

Così l’eclettico maestro, il cui dolore per la recente morte della moglie lo porta a rinchiudersi nella propria solitudine e a trovare nell’arte della musica il solo sollievo, non accetta più di dare lezioni a Marais. Il perché questi abbia deciso di fare una scelta simile può avere molte spiegazioni, l’essere uomini infatti viene prima dell’essere insegnanti, e ciascuno, sebbene possieda un grande talento, deve sempre prima confrontarsi con i propri sentimenti.

Proprio ai nostri giorni, in cui la strada per l’insegnamento è diventata sempre più un percorso ad ostacoli, mi rendo conto che è giusto che sia così, perché talvolta le persone hanno dentro di sé una grande sapienza e cultura, ma mancano invece di quella naturale propensione alla condivisione del proprio sapere.

Credo che per essere dei bravi insegnanti si debba aver fatto pace con se stessi, per non trasmettere i propri turbamenti a degli individui che stanno crescendo e si stanno formando, che si debba riporre fiducia in ciascuno, anche se inizialmente tutti veniamo involontariamente colti da pregiudizi, perché ogni persona possa sentirsi apprezzata e quindi scoprire il lato migliore di sé, credo che si debba donare, dare senza pretese e senza aspettarsi mai un ritorno, perché si sa che “la cultura è l’unico bene che, diviso fra molti, anziché diminuire, aumenta”.

Ma credo anche che un bravo insegnante debba saper lasciare andare, veder davanti ai suoi occhi un individuo al quale ha dato tutto sé e che è ormai quasi specchio della persona che lo ha formato, allontanarsi, fare le proprie esperienze e, chissà, magari, come ha fatto Marais, ritornare e desiderare ancora una volta di ricevere un’ultima lezione. Imparando e, allo stesso tempo, insegnando io stessa, mi sono resa conto che spesso le persone più grandi di noi sono impregnate di vita più di quanto lo possano essere i bambini o i ragazzi, che a volte si debba imparare e insegnare a vivere l’età che si ha, senza rimanere fermi in alcuni nostri blocchi o limiti che ci auto poniamo.

La lezione più difficile, però, credo sia quella che segna la vera crescita di ciascuno, ovvero quella di staccarsi dalla figura così famigliare e confortevole alla quale ci si è appoggiati per giorni e giorni che senza accorgercene sono diventati anni e avere la forza e la vitalità per diventare ciascuno il maestro di sé, per riuscire ad impartirci la miglior lezione possibile. 

Termina così il mio blog, grazie per essere rimasti con me fino ad ora.

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