Foto di Said El Jamali

A me riempie di gioia che ci siano i computer e i telefonini, che ci sia WhatsApp, Instagram, TikTok. Credo di provare nei confronti della tecnica la stessa gratitudine che provavano le prime generazioni che usavano la forchetta, la penicillina, la corrente elettrica. Di fronte alla frase: “tutte queste cose hanno cambiato il mondo”, stupisco: perché da sempre il mondo cambia e non credo che se non cambiasse sarebbe un bene. Di fronte alla frase: “tutte queste cose hanno rovinato il mondo”, stupisco: perché ogni innovazione tecnologica rovina un po’ il mondo, è il prezzo da pagare per i vantaggi che quelle innovazioni portano, e sono vantaggi a cui nessuno vuole rinunciare: per scaldarmi, d’inverno, giro una manopola, non vado a raccogliere legna lungo i fossi. Mi va bene così e credo anche a voi. I danni che la tecnologia introduce di solito vengono risolti dalla tecnologia stessa, guidata dal senso critico dell’essere umano che non è così imbecille come tutti pensano e si accorge degli errori che sta facendo: basta portare un po’ di pazienza: da ragazzo giravo per il centro di Padova a piedi e quando tornavo a casa avevo il maglione che puzzava di smog e il naso pieno di polvere nera. Poi sono arrivate le marmitte catalitiche e adesso le vetture elettriche. Ci vuole pazienza con la tecnologia. E non sto parlando di crimini ambientali (che devono essere severamente repressi e sanzionati): sto parlando dei comportamenti di tutti i giorni, della vita di tutti i giorni.
Io credo che la tecnologia sia una cosa anche educativa se la fai conoscere bene ai bambini e ai ragazzi. Vietare TikTok secondo me è sbagliato, perché fa crescere un ragazzo fuori del proprio tempo e fa diventare quello strumento un feticcio e i feticci sono sempre pericolosi perché prima o poi chiedono il conto, proprio in quanto feticci.  Certo, abbandonare un fanciullo a TikTok è sbagliato, come è sempre sbagliato abbandonare un bambino ad una qualsiasi tecnologia, sia essa il fornello a gas o la vetusta televisione: allora sì che il bambino rischia, allora sì che si perde e la tecnologia diventa una selva piena di pericoli, un mostro che sugge vitalità e intelligenza.
Avessi un neuroscienziato a disposizione gli chiederei di capire come questi mezzi stanno modificando il nostro cervello, e chissà se questi mutamenti sono sempre e solo negativi. Anche di fronte al fuoco, o alla ruota o all’agricoltura il nostro cervello ha subito delle modifiche e quelle modifiche hanno contribuito, un passo alla volta, a creare il mondo in cui viviamo; che non mi piace del tutto, però neppure avrei voluto morire infilzato da un longobardo in un’era in cui non c’era nemmeno Netlix.

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