Boris Karloff in Frankenstein, di James Whale, 1931

Le cose che non mi spiego sono parecchie, dal successo dei Pooh ai pantaloni con risvoltino drammaticamente corti esibiti dai venditori di auto usate, passando per la torta pinolata fossile custodita nella vetrinetta delle pizzerie. Nella maggior parte dei casi è una semplice curiosità antropologica, ma le cose cambiano se penso ai problemi importanti cui non riesco a dare risposta, cose che influiscono sulla mia vita o su quella degli altri in modo determinante.

Ci sono molte persone con le quali condivido parecchie opinioni, un gruppo variegato e variamente distribuito che “la pensa come me” riguardo a molti argomenti. Non credo assolutamente che si tratti di una élite intellettuale, mi limito a constatare che ci sono opinioni piuttosto diffuse che, tuttavia, non hanno rappresentanza politica, anzi sembra che addirittura non abbiano cittadinanza. Ho un sacco di amici e conoscenti raggruppati nel circolo culturale “X”, nell’associazione “Y” o con i quali scambio libri e suggerimenti relativi a film e spettacoli teatrali. Ma non c’è un partito o un movimento in cui ci sia possibile riconoscerci, che rappresenti e soddisfi neppure una quota di noi.

Ricordo la contrapposizione dialettica del dopoguerra tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana: i due partiti contavano su una base letterale solida, persone che si sentivano rappresentate dall’ideologia di quei partiti e, pur con qualche limite, anche dai loro esponenti. Oggi, fatte le debite proporzioni, se dovessi pensare a un leader politico che mi rappresenta sarei costretto a immaginare una sorta di creatura del dottor Frankenstein, messa insieme con i pezzi di una decina di deputati e senatori. E probabilmente nemmeno questo mostro mi soddisferebbe completamente, perché fatico a trovare qualcuno che proponga una visione ad ampio respiro, un modello di società, secondo lui, migliore. Tutti dediti al piccolo cabotaggio, a navigare sotto costa tra interessi corporativi, mancette elettorali, miserabili interventi di facciata ridipinti con il pennello del “politically correct”.

Una specie di involuzione copernicana ha ribaltato i termini del rapporto tra cittadini e leader politici: gli eletti non hanno ideali da proporre e gli elettori che invece ne possiedono non trovano chi li rappresenti. Parlo, naturalmente, delle persone che frequento di più, perché mi sembra che alcune forze politiche una base solida ce l’abbiano. Mi riferisco soprattutto al centrodestra, che apparentemente esprime linee politiche condivise da molti cittadini. L’elemento fondamentale nella relazione tra questi partiti e il loro elettorato consiste in un patto non scritto, una premessa che in qualche modo fissa le regole del gioco: l’immutabilità del modello di società capitalista e della cultura piccolo-borghese. E’ l’accezione tolemaica di un mondo che si può solo leggermente modificare ma non mettere in discussione. Decenni di paziente (ed efficace) indottrinamento tratto dagli sketch di Carosello: una felicità costruita un po’ alla volta dagli scatti di anzianità, dalle minestrine di dado e, quando il fegato somatizzava, dall’amaro Giuliani.

Quelli come me, che non si sentono a loro agio in una sceneggiatura di questo tipo, sono orfani: nessuno ci rappresenta. Una colpa però ce l’abbiamo: ci siamo disinteressati della politica attiva, troppo impegnati a lavorare, a leggere, a viaggiare e (i più fortunati) ad amare. Abbiamo snobbato i consigli di quartiere, le assemblee comunali e i circoli che selezionavano le candidature: il più delle volte si trattava di eventi di una grettezza e di una mediocrità insostenibili, è vero. Ma è stato un errore, abbiamo avvallato quella mediocrazia che oggi ci angoscia e che, soprattutto, ha portato il paese alla rovina.

3 risposte

  1. Quando il gatto non c’è… i topi… ballano, ma adesso nemmeno tanto. Caro Mario e tuoi lettori. Tutto condivisibile. Abbiamo lasciato proliferare una genia di politici da destra a sinistra, al centro o dove ne esistano… (ma la politica esiste ancora?), senza ideali, disonesti, opportunisti, sensibili solo al consenso, che permette poi di esercitare il potere. Demagogia, frasi fatte e retorica senza contenuti, pullulano in ogni area di comunicazione… noi tutti che abbiamo permesso tutti ciò siamo.almeno in parte colpevoli.. abbiamo abdicato al ruolo di aiutare il governo del paese. Ci siamo interessati delle nostre cose, seguendo come dici il modello “Carosello”: carriera, famiglia felice, portafoglio in tranquillità… e adesso? Come uscirne? Ci voleva anche la pandemia… non possiamo che sperare… in Draghi ? Mah.. basterà?

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