Spesso ripenso con nostalgia ai tempi passati, quando non si usavano Zoom, Gotomeeting, Google Meet ed altre formule in remoto per incontrarsi, andare ad una conferenza stampa, ad un festival di fotografia, visitare una mostra d’arte dal vivo.

Quando ci si soffermava davanti ad un’opera, guardandola con attenzione, dopo aver ascoltato il curatore che spiegava in presenza la mostra.

Come si fa ad anticipare una mostra che non vedi, anche se ti scorrono davanti agli occhi le immagini nel computer, confrontarsi, esprimere opinioni, discutere di quello che si sta guardando, con una visione distorta, la connessione lenta, la voce che si allontana?

E’ complicato, anche se ci siamo adattati a questo nuovo modo di incontrarsi, che è comodo per le grandi distanze, ma frena la socializzazione, l’espressione delle emozioni, lo scambio delle idee.

Il Si Fest di Savignano sul Rubicone

Allora speriamo nella ripresa di un festival all’aperto, come aveva fatto l’anno scorso in settembre il SI FEST 2020, a Savignano sul Rubicone, con la direzione artistica di Denis Curti, adeguandosi alle esigenze di sicurezza, con un festival pubblico, diffuso in ogni angolo della città, con un ripensamento radicale degli spazi e degli eventi espositivi.

Per un festival di nicchia che utilizza vecchi palazzi, luoghi chiusi riaperti per l’occasione, a volte piccoli spazi, gestire un cambiamento così radicale non è stato facile; il futuro sarà a lungo ancora questo, quindi bisognerà reiventarsi, popolando le piazze di immagini in grado di riaccendere il dibattito pubblico, confidando nella clemenza del tempo atmosferico.

Partendo dal tema IDEE, si è sviluppato un intreccio di mostre e foto diffuse, che hanno ridato voce a luoghi rimasti in silenzio, con “vere icone parlanti”, con grandi pannelli fotografici realizzati con materiali per esterni tipo forex resistenti alla pioggia, per la fotografia di Falcone e Borsellino di Tony Gentile, il Mishima di Hosoe o l’inedita Savignano di Maurizio Galimberti.

Qui l’elemento fondativo è stato la riappropriazione collettiva con la riscoperta degli archivi, cassetti della memoria, e le indagini fotografiche commissionate nei decenni a grandi nomi della fotografia come Mario Cresci, Mario Dondero, Simona Ghizzoni, Franco Vaccari o Malick Sidibè, insieme alle fotografie scattate venti anni fa dai cittadini muniti di macchinette fotografiche usa e getta.

E poi le altre mostre in luoghi molto grandi, di facile fruibilità, per evitare gli assembramenti.

Speriamo che si possano fare presto altri festival, come quello di foto giornalismo a Padova, che si dovrebbe svolgere dal 4 al 27 giugno, o la quinta edizione di Riaperture Photofestival a Ferrara, rimandato al 10 settembre fino al 3 ottobre 2021, e poi Bassano Fotografia ed il festival internazionale di Arles, non più in luglio ma in settembre, ed altri ancora.

Non ci resta che aspettare e confidare nella buona sorte!

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