Come nasce il razzismo? La paura e/o il disprezzo per ciò che è diverso, per ciò che non conosciamo sono parte di noi. E’ un atteggiamento psicologico ancestrale, che si esprime con modalità ed effetti molto diversi tra loro, ma ha una matrice unica. Mi sono chiesto spesso quale sia la ragione di atteggiamenti illogici, magari apparentemente banali, ma a mio parere significativi per ciò che presuppongono. Dietro la scritta “Salame Nostrano”, apparentemente innocua, in realtà si cela un atteggiamento profondamente stupido: la convinzione degli abitanti di qualsiasi località dove c’è un norcino che lì si faccia un salame migliore degli altri. Con buona pace di Felino, solo per fare un esempio. Anche le patate migliori sono quelle nostrane, che crescono dietro l’angolo e non importa che il terreno dove sono coltivate sia adatto o meno. I sapori conosciuti, quelli cui siamo abituati sono i più rassicuranti, non ci mettono di fronte a scelte, sono quelli e basta. E ci illudiamo che siano i migliori, anche quando la logica più elementare ci dovrebbe far supporre il contrario. Del resto si dice “mogli e buoi dei paesi tuoi”, contravvenendo a qualsiasi principio di genetica, di arricchimento culturale e, spesso, anche di fascino. E’ l’atteggiamento che contrappone i vecchi ai giovani, i primi criticano e non capiscono le nuove mode, gli interessi, l’abbigliamento dei ragazzi: una buona parte di loro comunque vorrebbe uniformare il mondo in una rassicurante e monotona continuità senza sorprese che non li costringa a sforzi di adeguamento, ma che soprattutto non li obblighi a riflettere, a cambiare e, ipotesi terribile, ad ammettere che alcune delle loro convinzioni erano errate e che c’è un modo diverso e forse migliore di intendere la vita. Se la dittatura del salame casareccio è, tutto sommato, una curiosa forma di stupidità con cui possiamo convivere, il rifiuto dell’altro su base etnica o culturale è ovviamente ben diverso, rende difficile o impossibile la convivenza e l’integrazione quando addirittura non sfocia in episodi violenti, assolutamente inaccettabili. Ma si tratta di un fenomeno reciproco, mi sono imbattuto spesso nella stupida miopia di chi non vuole “negri” in Italia, ma mi è capitato altrettanto spesso di trovarmi di fronte a musulmani che negano le più elementari libertà alle mogli e alle figlie, o ad extracomunitari slavi che delinquono sistematicamente e sfruttano le maglie larghe del nostro diritto per evitare le conseguenze dei loro crimini. Non voglio vedere migranti usati come strumento di ricatto contro l’Unione Europea, peraltro responsabile di una politica ipocrita e inefficiente, ma vorrei anche vedere una “carta dei doveri” consegnata a chi sbarca nel nostro Paese. Qualsiasi civiltà si basa sulla correlazione tra diritti e doveri, pensare che qualcuno abbia solo diritti e nessun dovere è propaganda pura e semplice, buona solo per gli stupidi. Dobbiamo gestire l’immigrazione con generosità e buon senso, dobbiamo rispettare usi e culture di altri popoli ma abbiamo anche il diritto di pretendere che vengano rispettate in primo luogo le nostre leggi ed anche le nostre usanze ed il nostro stile di vita. Non è facile accettare che i nuovi arrivati nel condominio di fianco abbiano solo diritti e nessun dovere, non si aiuta così l’integrazione. Come del resto non è onesto pontificare sull’ospitalità quando si vive in quartieri dove gli immigrati non mettono piede, si pranza in ristoranti dove nemmeno i camerieri possono avere la pelle scura e si fanno acquisti in negozi dove la sola cosa “etnica” è l’accostamento originale delle pietre dei collier.

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