La pagina Instagram di associazionerem si arricchisce di nuovi post e, di pari passo, su questo blog proseguiamo il viaggio dentro gli articoli della rivista che si trova in edicola e in libreria.
Ecco dunque un estratto dalla rubrica “Taccuino futile” di Natalino Balasso, dall’articolo di Sandro Marchioro dedicato a Ferdinando Camon e da quello di Barbara Pregnolato dal titolo “La partecipazione: strumenti per la cittadinanza attiva”.


Natalino Balasso (foto di Nicola Boschetti)

Natalino ci parla in questo numero della peste ad Adria e la scelta del tema non è certo casuale…

“(…) Ad Adria, in zona Canareggio, fu allestito un lazzaretto per la quarantena delle famiglie che avevano avuto un appestato morto. Queste famiglie dovevano abbandonare la propria casa e rimanere nel lazzaretto per quaranta giorni. Al termine della quarantena, chi era rimasto sano poteva tornare alla propria abitazione. Le cose dei morti venivano bruciate. Quanto i lazzaretti fossero fonte di ulteriori contagi non è dato saperlo, certo è che non c’era cura, se non rimedi vaghi e palliativi. Le regole erano ferree e i lazzaretti erano presidiati da guardie armate mandate da Venezia. La peste era democratica e andava a colpire indifferentemente poveri e ricchi. E fu così che una notte, il figlio giovane di una famiglia benestante alloggiata al lazzaretto, corruppe le guardie con moneta sonante. Le guardie lo lasciarono uscire e lui potè raggiungere l’abitazione di famiglia”.

(segue…)


Il titolo dell’ultimo libro di Ferdinando Camon, edito da Apogeo, ha una forza provocatoria che torna di grande attualità, purtroppo, in questi giorni cupi e pandemici. Ma il suo valore va ben oltre questa fase storica legata al coronavirus: perché quello di Camon è un urlo contro un mondo che, ben prima della pandemia, aveva scelto di tagliare dal tessuto vivo della società coloro che non sono più produttivi per raggiunti limiti d’età. Un tema tornato di viva attualità in questi giorni, dopo le dichiarazioni che molto hanno fatto pensare e che hanno scatenato numerose polemiche del governatore della Liguria.

Scrive Sandro Marchioro nell’articolo:

“(…) Se è vero, com’è vero, che la narrativa italiana dei nostri giorni annoia a morte perché chi la scrive tende a guardarsi ostinatamente l’ombelico, è altrettanto vero che Ferdinando Camon è uno degli ultimi testimoni di una grande stagione della narrativa italiana nel corso della quale la scrittura veniva usata per cercare di capire il mondo e le sue arzigogolate complessità. Da Un altare per la madre a quest’ultimo A ottant’anni se non muori t’ammazzano (pubblicato da Apogeo Editore nella collana èstra) lo scrittore padovano ha attraversato i generi (romanzo, racconto, interviste, inchieste, saggi) affermando continuamente un suo stile di scrittura e, soprattutto, di pensiero: limpido, chiaro, radicale, tenace. Spesso scomodo: perché a guardare le cose fuori dagli schemi e alla luce di una razionalità spietata si producono idee non comuni, che non navigano nel flusso, che bruciano e fanno riflettere. 
Camon è sempre stato così: da quando ha guardato dentro la decomposizione della civiltà contadina (si legga la trilogia: Il quinto stato, La vita eterna, Un altare per la madre) a quando ha illuminato quell’infezione sociale che fu il terrorismo (Storia di Sirio, Occidente), a quando ha radiografato il male di vivere dell’uomo contemporaneo (La malattia chiamata uomo, La donna dei fili); in tutti questi percorsi narrativi, Camon non ha mai fatto sconti né a se stesso né alla materia narrativa, che lavorava con perizia e grande sapienza di scrittura. Tant’è che quasi non c’è stato libro di Camon che non abbia prodotto reazioni spesso rabbiose, quasi sempre indignate, qualche volta giudiziarie”.

(segue…)


Gli spazi urbani e delle cinture urbane,  i piccoli comuni, i paesaggi in cui tutti noi viviamo stanno vivendo evidentemente, e da tempo, una fase di enorme cambiamento che porta, molto spesso, a situazioni di degrado, di abbandono, di crisi generalizzata. Barbara Pregnolato ci racconta due esperienze importanti che si stanno realizzando a Rovigo e, più in generale, in altri luoghi del Polesine: si tratta del “Laboratorio Urbano per Comunità Inclusive” (LUCI) e del “Cantiere Paesaggio”, due esperienze non solo di studio ma di informazione e di pratica concreta di idee innovative che i cittadini, in prima persona, potrebbero realizzare.

Scrive Barbara Pregnolato nell’articolo:

“(…) Dal Polesine rurale è più difficile talvolta rendersene conto, ma in realtà basta guardare ai centri storici svuotati delle cittadine, ai dati sul numero di giovani che se ne vanno e agli innumerevoli edifici rurali in abbandono nelle nostre campagne, per comprendere che anche qui tutto è cambiato. Nelle grandi città europee i cittadini, costretti ad affrontare crisi economiche, speculazione edilizia e crisi sociali dovute a pesanti fenomeni di immigrazione, stanno affrontando questi fenomeni da tempo, cercando modi e forme di protesta pacifica che si traducono in iniziative costruttive. Ne sono un esempio i fenomeni di Guerrilla Gardening, nati inizialmente negli anni ’70 negli Stati Uniti ad opera di cittadini e ambientalisti per far fronte all’assenza di spazi verdi nelle città, dove come forma di protesta e rivendicazione sociale si piantavano fiori e arbusti nelle aiuole spartitraffico delle strade, o si realizzano tutt’ora orti sociali in suoli abbandonati nelle periferie. A Saragozza, in Spagna, durante gli anni della bolla immobiliare (2006) nacque da un festival di arte urbana un’iniziativa denominata “Esto no es un solar”, che tradotto sarebbe “Questo non è un terreno”, facendo il verso alla frase surrealista di Magritte “Ceci n’est pas une pipe”, un po’ a sollecitare nuove visioni delle cose, in questo caso alternative ad un suolo edificabile, dove i cittadini venivano invitati dagli organizzatori, in accordo con l’amministrazione, ad occuparsi di suoli liberati dopo la  demolizione di edifici, realizzando piazze verdi autogestite, campi di calcio, orti urbani, etc. per recuperare spazi pubblici al posto di nuovi edifici. La cosa venne imitata successivamente anche a Madrid e Barcellona su iniziativa proprio di comitati cittadini”.

(segue…) 

REM è in vendita in tutte le edicole della provincia di Rovigo al prezzo di euro 2.50. E’ disponibile anche alla libreria Apogeo di Adria, alla Libreria Ubik e alla Libreria Il Libraccio di Rovigo. Si può ordinare online qui.

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