Quando penso alla Querini Stampalia sento vivido un rumore, quello del pavimento di legno che cigola sotto i piedi quando cammini e ti muovi cauto nel perfetto silenzio della sua biblioteca.

Forse non dovrebbe essere la prima cosa che viene in mente. Ben altro la rende una fabbrica unica in città. Prima di tutto il fascino dei suoi interni: il fasto di arredi, porcellane, globi, tessuti e sculture, le sale coperte di stucchi e affreschi. L’apparato di oltre 400 tele, la più celebre forse la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini. I 14 arazzi mozzafiato di scuola fiamminga. E poi il terzo piano, che da due anni ospita la collezione della Cassa di Risparmio di Venezia e l’infilata delle stanze che si scoprono percorrendo un unico colpo d’occhio.

Quando si pensa alla Querini Stampalia vengono in mente i grandi architetti che l’hanno modellata negli ultimi sessant’anni, con la garbata sfrontatezza di chi opera su un palazzo antico che pure ha una pulsione vitale. E così si incontra Carlo Scarpa, che nei primi anni ‘60 firma il ponte, l’ingresso e il giardino. Si salgono i piani collegati negli anni ’80 da Valeriano Pastor, E si assapora la complessa coreografia di spazi di cui si fa carico nel decennio scorso Mario Botta: il nuovo ingresso sul Campo Santa Maria Formosa, l’auditorium, la corte coperta e i servizi.

Quando si pensa alla Querini Stampalia viene in mente la capacità di aprirsi al contemporaneo e di assaporarlo. E così, qui sono passati, grazie a specifici programmi espositivi e di produzione, artisti come Kiki Smith, Mona Hatoum, Marisa Merz, Jimmie Durham, Candida Höfer e Anita Sieff, solo per citarne alcuni. Molti di loro hanno lasciato un’opera, dando vita a una collezione d’arte contemporanea che si affianca al Fondo Luigi Ghirri. E poi i talk con critici, pensatori, curatori, memorabile quello con Judith Butler, quasi dieci anni fa.

Non sorprende così che la Querini Stampalia sia stata la prima istituzione culturale a reagire dopo il lockdown, riaprendo subito le porte come nessun museo civico ha fatto e assumendosi un ruolo pubblico che le istituzioni locali non sembravano all’altezza di svolgere.

Ecco perché, di tutte le immagini che possono venire in mente di un luogo così vitale, alla fine è un suono quello che più ricordo. Un rumore leggero e crepitante. Uno scricchiolio dai toni acuti. Il palazzo reagisce ai passi di chi ci viene e risponde a chi lo abita. Non è scontato, soprattutto a Venezia.

Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa
Castello 5252, Venezia
querinistampalia.org
da martedì a domenica, ore 10-18
su prenotazione

Foto: Giardino Carlo Scarpa, Fondazione Querini Stampalia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *