Riaperture d’arte. Chez Pinault

Da oggi inizia un viaggio tra parole e luoghi che raccontano una certa Venezia. Città sospesa, trasognata, congestionata, mezza affondata e ora silenziosa, svuotata, forse, ancora più bella.
Le parole e i luoghi ce li racconta Fabio Bozzato, giornalista e narratore come pochi. Sì, perché Fabio ha il dono della visionarietà impastata tra le annotazioni, sempre corpose, tessute a filigrana e piene di orizzonti.
C’è un modo di fare giornalismo che sta a scavalco tra il resoconto puntuale e la narrazione pura. Un modo di informare e accompagnare i lettori che scatena un tenace desiderio di leggere e sapere. Perciò, da oggi, e speriamo a lungo, Fabio con il suo dono ci porterà dentro palazzi, gallerie, spazi espositivi, in luoghi che la sospensione di questi mesi aveva serrato e ora, poco a poco, si schiudono per mostrare la bellezza e la ricchezza dell’arte. Che a Venezia è la cosa più ovvia, ma non lo sono gli sguardi di Fabio spalancati sui nostri occhi e su tutti i sensi.
Ecco le “Riaperture d’arte”, piccoli scrigni nei quali entrare seguendo la traccia delle parole.

Là dove il Canale della Giudecca e il Canal Grande confluiscono nel Bacino di San Marco, sulla punta di un triangolo di edifici, ponti e fondamenta, svetta la torre dell’antica Dogana da Mar. La torre è sormontata da due Atlanti che sorreggono una sfera in bronzo dorato, in cima alla quale la figura della Fortuna ruota per indicare la direzione del vento. Si dice anche che questo sia un punto esoterico della città, un incrocio di energie occulte. 

Non posso non pensare che il luogo dove la Serenissima più esercitava la razionalità mercantile, le entrate e le uscite, un perfetto meccanismo di partita doppia e di burocrazia, quello era anche il luogo dell’immaginario mitologico, degli amuleti del fato e delle alchimie salvifiche. 
Come in uno specchio magico, l’antica Punta della Dogana è ora uno dei più spettacolari luoghi d’arte, dunque palcoscenico di realtà alterate e fittizie come solo l’arte sa fare. L’artefice di questa trasformazione, si sa, è François Pinault, coltissimo mecenate e uomo d’affari multimilionario, che proprio sul traffico di merci ha fatto la sua fortuna.

Da domani Punta della Dogana sarà riaperta al pubblico, dopo la forzata chiusura. Per arrivarci, bisogna passare di fronte alla Basilica della Salute, eretta là a fianco dopo la terribile peste del XVII secolo che aveva messo in ginocchio la città, proprio come ha fatto la pandemia in questi mesi.
Sì, il gioco di specchi e contrappunti e l’ingranaggio di déjà-vu possono lasciare una leggera vertigine. Ma vale la pena andarci. All’interno di Punta della Dogana, i curatori hanno provato a mostrare, attraverso le opere di decine di artisti, cosa significhi percorrere a ritroso un processo di creazione, quali rivoli di suggestioni, temi, visioni, paradossi e paure ogni autore deve attraversare.

A Palazzo Grassi, l’altro centro d’arte della Fondazione Pinault, è di scena Henri Cartier-Bresson. O meglio: qui i curatori hanno preso le 385 foto che il fotografo stesso aveva scelto come le migliori realizzate nel corso della sua lunga carriera. Poi hanno chiesto a cinque persone di sceglierne una cinquantina e creare un proprio percorso espositivo. Il risultato è una mostra di mostre, un apparato di sguardi incrociati sullo stesso materiale. All’ultimo piano, invece, l’egiziano Youssef Nabil ci offre le sue foto dipinte a mano, in cui ricostruisce con estrema malinconia la vitalità di quando il Cairo era una capitale del cinema e tutto era permesso. Ma anche quella è una miscela di vero, verosimile e contraffatto. Tutti i fili si tengono. 
Comunque, se raggiungete Punta della Dogana dall’acqua, in vaporetto, alzate gli occhi sulla torre. Scoprirete una scultura in bronzo, visibile solo dall’esterno. Una enorme civetta vi sta osservando dalle grate.

Collezione Pinault
Punta della Dogana e Palazzo Grassi
palazzograssi.it
dall’11 luglio: sabato, domenica e lunedì

Credits foto: Henri Cartier-Bresson Lourdes, France, 1958, épreuve gélatino-argentique de 1973 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

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