Ogni volta che vado da Peggy, per prima cosa mi affretto a raggiungere un quadro, uno, sempre quello. Poi magari continuo con calma a girare tra le stanze. L’ho fatto anche il 2 giugno, quando la Collezione Guggenheim ha riaperto dopo la chiusura del mondo. Ho chiesto a Karole Vail, che la dirige e che di Peggy è nipote, se avesse immaginato sua zia in quarantena. Cosa avrebbe pensato, costretta là tra il Canal Grande e un giardino di sculture, lei che adorava muoversi, viaggiare ed era instancabile a organizzare mostre ed eventi. 

Magari avrebbe inventato una mascherina bizzarra,

mi ha detto scherzando. Un po’ come i suoi celebri occhiali?

Prima del lockdown questo era il luogo d’arte privato più visitato del Paese. Ora la Collezione si è vista costretta a lanciare una raccolta fondi per poter aprire sei giorni su sette e riattivare i servizi educational e i programmi speciali che erano il suo fiore all’occhiello. Entrano settanta persone alla volta, massimo per un’ora, meglio su prenotazione. Prima hanno aperto giardino e casa della collezionista, poi anche il caffè e il bookshop.

L’atmosfera è più mesta. Ma quello che non è cambiato è il senso di rifugio sicuro e il formicolio dei sensi che avverti quando ci entri. La dimora di Peggy resta una macchina di desiderio sottopelle che le singole opere attivano e fanno della casa un’unica opera d’arte.
Sarà anche il fatto di stare in un palazzo incompiuto, quest’unico piano così inusuale per Venezia. E il tetto è in realtà un terrazzo, dove ogni tanto Peggy si rannicchiava a prendere il sole, pur sapendo che sull’altra sponda del Canale c’era la Prefettura. Ma erano discreti anche su quella riva e nelle sue memorie Peggy ricorda solo un commento del Prefetto:

«Quando vedo la signora Guggenheim che prende il sole sul terrazzo, capisco che è arrivata la primavera».

Come il Prefetto di allora, anch’io ho le mie certezze. E ogni volta che vado da Peggy, so di trovare «Nudo (studio). Ragazzo triste in treno». Marcel Duchamp lo ha dipinto tra il 1911 e il 1912, in un momento di transito della sua ricerca che lo porterà a disfare qualunque canone e a traghettare con un balzo il senso dell’arte. Ma è quell’ondeggiare della figura sul cartone che mi inchioda, immerso nei colori di una terra notturna, le tracce di un volto imperscrutabile e malinconico. O forse è solo il fatto di saperlo là, nella sala da pranzo di Peggy.

Peggy Guggenheim Collection
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701 Venezia
www.guggenheim-venice.it
dal venerdì alla domenica, ore 10-18

Credits foto: Dino Jarach (1914–2000)
Peggy Guggenheim con Arco di petali di Alexander Calder alla Biennale di Venezia, Venezia, 1948
Peggy Guggenheim Collection Archives, Venice. Solomon R. Guggenheim Foundation Photo Archivio Cameraphoto Epoche Gift, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005

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