Per conoscere gli oceani, bisogna andare fino a una chiesa, rimasta chiusa per così tanto tempo che nessuno se lo ricorda. È proprio sulla facciata mai terminata di San Lorenzo, che in queste settimane una scritta luminosa ci mostra dove arriverà il livello del mare in città a fine secolo e osservandolo è inevitabile sentire un certo brivido. Da là si entra in quello che viene chiamato Ocean Space.

Qui si dice che l’unico modo per raccontare l’idromondo sia far lavorare assieme scienziati e artisti, analisti di dati e architetti, videoartisti e biologi e astronauti e musicisti. Per stare nel contemporaneo non sono utili le divisioni del sapere, i ruoli e le etichette di luoghi e persone. Chi ha creato questo palinsesto quasi rinascimentale sugli oceani, ad esempio, è una collezionista d’arte con una famiglia interrata nella storia della Mitteleuropa. Francesca d’Asburgo, arciduchessa d’Austria, figlia del barone Thyssen-Bornemisza, usa semplicemente la parola «Accademia» per descrivere il suo Ocean Space. E la sua fondazione per nome ha una sigla TBA-21, dove il numero è il secolo in cui ormai stiamo avanzando un po’ impauriti e un po’ ubriachi.

È negli abissi, sembrano dirci nella Chiesa di San Lorenzo, che bisogna trovare le domande giuste da farsi per scovare le risposte utili. Per capire cosa siano «gli oceani in trasformazione», così si chiama il progetto previsto per la primavera ma costretto a slittare a fine estate, si è messa al lavoro un’agenzia di architetti-attivisti, la Territorial Agency. E in tre anni hanno raccolto e confezionato la più grande mole di dati e di immagini mai presentata tutta assieme. Perché quel mondo d’acqua, alla fine, non è che un «sensorium», dicono,

«un corpo sensibile che reagisce all’intensificarsi delle attività umane»

e che necessita di

«un’agenda nuova basata su immaginazione, lungimiranza e profonda cura».

Tutte doti molto rare, che solo scienziati e artisti riescono a tenere insieme.

Forse questo spiega perché, di fronte al lockdown, qui siano stati i più reattivi tra i luoghi d’arte veneziani. E da aprile hanno trasformato subito l’archivio digitale in un canale on-line di dibattiti e seminari internazionali e hanno dedicato un podcast alle trasformazioni della città lagunare.

Prima che diventasse la casa degli oceani, San Lorenzo era di una bellezza spettrale che un po’ ha conservato. Le pareti spellate. L’altare sontuoso al centro dell’unica navata, un tempo divisa in due per lasciare le suore dietro le grate. E il pavimento non era che una voragine lasciata aperta da varie campagne di scavi, da cui affioravano le rughe delle fondamenta spesso ricoperte d’acqua.

Ocean Space
Chiesa di San Lorenzo
Castello 5069 Venezia
Ocean-space.org
Dal 27 agosto 2020

Credits foto: © Marco Cappelletti, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, Venezia

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