Il 5 gennaio 2022 è scomparso Enrico Berti (Valeggio sul Mincio, 1935), filosofo e storico della filosofia. Dopo aver frequentato il liceo “C. Bocchi” di Adria, si era laureato all’Università di Padova. Allievo di Marino Gentile, dopo una breve parentesi all’Università di Perugia, avrebbe insegnato nell’Ateneo patavino dal 1971 al 2009. Accademico dei Lincei, presidente della Società filosofica italiana, studioso del pensiero antico – e in particolare di Aristotele – riconosciuto in ambito internazionale, è stato autore di numerosi saggi e contributi in ambito filosofico.

Enrico Berti (1935 – 2022), studioso di fama internazionale, ha rappresentato certamente una delle voci più significative della filosofia italiana negli ultimi decenni. La sua scomparsa costituisce una gravissima perdita e, tuttavia, ci consegna una eredità umana e culturale importante, che guarda al futuro e offre, non da oggi, notevoli spunti di riflessione.

Nel corso della sua lunga attività di docente universitario Enrico Berti ha potuto formare, tra le altre cose, generazioni di giovani filosofi e di giovani studiosi, ha potuto preparare e formare ricercatori, insegnanti, futuri docenti, contribuendo alla diffusione della cultura e alla migliore conoscenza delle discipline filosofiche. Si tratta di un primo lascito concreto, tangibile, che è possibile cogliere ancora oggi e che non smetterà di produrre i suoi frutti.

Chi ha avuto la fortuna di frequentare le sue lezioni, i suoi corsi, chi ha avuto la fortuna di poter dialogare con lui, ne può ricordare ancora lo stile inconfondibile, il tratto personale, può ricordare uno stile, un metodo, una voce profondi e originali. Un approccio alle questioni filosofiche sempre in grado di unire il rigore analitico, la profondità teoretica, l’esame preciso e puntuale delle grandi questioni della storia del pensiero alla chiarezza nell’esposizione, alla serietà del metodo, alla piena coscienza della complessità dei temi affrontati e delle relative interpretazioni.

Una capacità di analisi e penetrazione dei nodi fondamentali del pensiero che, unita ad una felice scrittura, poteva ritrovarsi ed essere riconosciuta in opere come In principio era la meraviglia. Le grandi questioni della filosofia antica, Invito alla filosofia, Aristotelismo, in contributi più raffinati e in volumi dal taglio più divulgativo, nella traduzione della Metafisica aristotelica – coronamento di mezzo secolo di studi –così come nella efficace sintesi del pensiero costituita dal fortunato manuale di storia della filosofia, edito da Laterza, e curato insieme ad un altro grande studioso dell’ateneo patavino, il vicentino Franco Volpi, geniale interprete di Martin Heidegger, purtroppo prematuramente scomparso nel 2009.

Il magistero di Enrico Berti si è svolto, per larga parte, all’insegna della filosofia antica, e in particolare all’insegna del nome di Aristotele e dell’aristotelismo, riallacciandosi ad una illustre tradizione di pensiero che nei secoli aveva visto proprio in Padova – come è noto – uno dei suoi principali centri di irradiazione, eppure sapendola rinnovare e, per certi versi, riattualizzare, anche nel solco di quella riscoperta, o meglio di quella vera propria “riabilitazione” della filosofia pratica, che ha accompagnato lo sviluppo degli studi filosofici nella seconda metà del Novecento.

In questa prospettiva di apertura, la lezione di Enrico Berti rimane quanto mai centrale e significativa, non soltanto per gli specialisti del settore o per gli appassionati di filosofia. È la lezione sempre valida di una ricerca seria, rigorosa, limpida, che attraverso lo studio e la rimeditazione dei classici, ma anche attraverso il dialogo serrato condotto con i protagonisti del panorama filosofico e scientifico più moderno, si identifica con un intero percorso di vita e di impegno, evidenzia – in tempi così “liquidi” e confusi – la coerenza e la continuità di un progetto, mette al centro dell’analisi l’attenzione per le ricadute concrete del pensiero e, in particolare, per le forme possibili di una razionalità che – proprio riallacciandosi al fondamentale insegnamento del “maestro di color che sanno” – può contribuire a rinnovare dimensioni come quelle dell’etica e della politica contemporanee.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.