Quanti viaggi e avventure nelle pagine scritte da Emilio Salgari.
Ecco che tra i Rileggerei… di Sandro Marchioro spuntano I pirati della Malesia, popolarissimi ai tempi dell’autore e per tutto il Novecento. E anche se oggi i mondi avventurosi immaginati dai ragazzi passano dal vetro di pc e smartphone, vale la pena (davvero sì) “diffondere e spacciare” l’universo avvincente di Salgari, steso su decine e decine di romanzi e centinaia di racconti.
Se il creatore di Sandokan si arrese alla fatica di un quotidiano impossibile, a noi resta il suo mondo fantastico da leggere e rileggere.
E voi, gentili lettori, rileggereste Salgari? E se non sulle sue, su quali pagine tornereste?…
__________

È martedì 25 aprile 1911. In una fitta boscaglia di una collina torinese, probabilmente a metà mattina, Emilio Salgari si inginocchia, si apre la camicia e con un rasoio si apre la pancia. Ha 49 anni. Era nato a Verona (per questo si pronuncia Salgàri e non Sàlgari) dove aveva fatto il giornalista per l’ “Arena”. Poi dal 1894 si era spostato in Piemonte. Era uno scrittore di successo ma era soprattutto stufo di vivere: lavorava come un cane, scriveva giorno e notte, e nonostante questo non riusciva a sfamare i quattro figli né a curare la malattia mentale della moglie. Una vita impossibile. Da anni. Eppure aveva fatto sognare migliaia di lettori; all’inizio del secolo è uno degli scrittori più letti, ma gli editori lo pagano male, anche perché la sua (insieme a quella di Carolina Invernizio e di altri best seller dell’epoca) viene considerata letteratura di serie B, intrattenimento, ciarpame: gli editori (Treves, ad esempio) si contendono d’Annunzio a suon di bigliettoni ma per Salgari (molto più venduto di Gabriele) restano le monetine: anche se poi i soldi gli editori li fanno con Salgari; che si stufa di tutto questo e si apre la pancia lasciando 4 figli e una moglie in manicomio, dopo aver pubblicato più di ottanta romanzi e centinaia di racconti in circa vent’anni di carriera. Cosa vuol dire rileggere I pirati della Malesia, oggi (o un altro dei tanti romanzi di Salgari)? Vuol dire divertirsi, restare attaccati alla pagina, vedere all’opera un talento artigiano che sa raccontare una storia con un senso del ritmo straordinario; vuol dire viaggiare con la fantasia anche all’epoca di Google Earth; vuole dire che la letteratura ospita Leopardi e Tolstoj, ma anche Salgari e Stephen King, e che senza mischiare i piani ci si può riempire l’anima delle parole degli uni e degli altri. Salgari è stato per generazioni una lettura cercata con gran gusto soprattutto dai giovani: poi, da almeno quattro decenni, via via sono nate altre forme di intrattenimento ed hanno occupato lo spazio che prima era proprio dei libri, dei fumetti: i ragazzi di oggi forse provano emozioni simili a quelli che leggevano Salgari, solo che lo fanno giocando ad Assassin’s Creed o guardando Trono di spade. Sono fenomeni che non puoi fermare. Eppure, rileggendo I pirati della Malesia, e senza nulla togliere ad Assassin’s Creed, credo che se l’emozione è uno dei motori dell’intrattenimento più o meno elevato, Salgari sia ancora capace di regalarne a bizzeffe, di queste emozioni. E quindi parliamone, proponiamolo, diffondiamolo, spacciamolo. Faremo un gran bene ai potenziali lettori e, se la fantasia è un muscolo ed è comunque un filaccio dell’anima, renderemo migliori le giornate di molti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *