Ci sono libri e autori che sono immensi per noi, lo sono perché prendono casa nel nostro corpo, nell’anima.
E nell’abitare lì, dentro di noi, non smettono di palpitare.
Sono piuttosto la nostra parte in viaggio. Il viaggio di tutta la vita.
I racconti che compongono Sillabari di Goffredo Parise, letti e riletti e riletti…
abitano in Sandro Marchioro con l’amore per un “venerato maestro”.
E voi, gentili lettori, cosa rileggereste?…
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I Sillabari di Goffredo Parise li ho riletti decine di volte e la voglia di rileggerli non mi passa. Di tanto in tanto lo prendo, lo apro a caso e mi leggo il racconto che capita: Amore, Affetto, Amicizia, Anima, Bacio, Bambino, Bellezza, Bontà… Ogni volta che lo rileggo mi chiedo perché continuo a provare stupore, ammirazione, gioia: è un libro inesauribile; soprattutto è un libro che non si riesce a ridurre a ragione: ci sono motivi precisi (stilistici, formali, strutturali) che lo rendono immenso, eppure è come se tutti questi motivi non fossero sufficienti a determinarne l’insieme. Lo lessi per la prima a vent’anni e la prima reazione alla lettura fu pienamente sentimentale: certamente perché i sentimenti e il sentire sono i fondamenti di questa scrittura. In breve tempo lo stupore divenne passione e Parise divenne per me un punto di riferimento, un obiettivo, un’ossessione: presi una fotocopia di una sua fotografia in formato A3 e nella mia cameretta lo feci diventare un poster che stava vicino a Vasco Rossi e ad Alessandro Altobelli. Come capita con le rockstar, sognavo di incontrarlo, di conoscerlo di persona: sapevo che abitava a Noventa di Piave e più volte mi venne l’impulso di prendere una corriera e di andare a Noventa, magari solo per vederlo da lontano: cose da ragazzini, che però spiegano quale impatto possa avere la letteratura. Non capisco ancora bene cosa mi dicesse allora e cosa mi dica oggi, questo libro denso e immenso. Eppure oggi come allora ho l’impressione che parli di me, che mi descriva e che mi racconti, e che descriva e racconti le persone che amo, la nostra vita e l’intrecciarsi delle nostre emozioni. Ogni volta che mi bevo uno di questi racconti dei nodi si sciolgono, delle domande trovano risposta ma altre si formano e mi interrogano: così, l’alternarsi di serenità e di inquietudine, che è poi l’alternarsi delle stagioni della vita, mi incolla alle pagine e mi spinge a ritornarci periodicamente con l’ansia con cui si incontra, ogni volta, un venerato maestro: di stile e di vita.

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