“Cristo in casa di Marta e Maria”, Diego Velásquez, 1620 ca

La scena è in penombra, una giovane ed una donna matura sono vicine ad un tavolo dove stanno preparando del cibo, uno specchio sul fondo riflette l’immagine di tre persone (sono fuori campo) che indossano abiti del primo secolo dopo Cristo. Sono attori, stanno provando una scena tratta dal Vangelo di Luca: il dialogo di Gesù con Marta e Maria. A tratti giunge l’eco delle battute degli attori, ripetute con i cambi di tono, cui si aggiunge qualche dialogo, uno scoppio di risa. Ximena è da molti anni la governante di Don Ramiro un signorotto castigliano di provincia che vuole dar lustro al casato acquistando quadri e sostenendo una rappresentazione teatrale “edificante”. Blanca è la sguattera assunta di recente. Eduardo è l’attore che interpreta Gesù, Felipa è la giovane attrice che ha il ruolo di Maria e Lupe interpreta Marta.

Ximena: Spicciati a pestare l’aglio e il pepe, tra poco le prove saranno finite e gli attori vorranno mangiare. Sono qui da quattro giorni e hanno già svuotato mezza dispensa.

Blanca: Anche mezza cantina, se è per questo. Non ci bastavano Don Ramiro e sua moglie, adesso abbiamo anche questi artisti a comandare… e noi a obbedire.

Ximena: Non farti sentire Blanca, sei a servizio da poco, non vorrai tornare all’orfanotrofio! Se quello che mi hai raccontato è vero, le suore ti trattavano peggio del padrone, non dimenticarlo!

Eduardo (l’attore che si riflette nello specchio – la voce è lontana ma impostata): Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta…

Blanca: Ecco, vedi? Io sono come Marta, qui a farmi rosse le mani col pimentòn mentre dovrei pensare all’anima, a pregare come diceva suor Teresita, ma se non preparo i dorados con le patate chi lo sente Don Ramiro?

Ximena: E Jesùs? Ordina anche lui! Quando si toglie la tunica azzurra gli resta poco del nazareno. Ieri notte chiamava Felipa, quella più giovane: “portami l’olio di nardo, per ungermi i piedi… “ altro che piedi…

Felipa (l’attrice giovane che interpreta Maria – la voce è smorzata): Ximena, allora, sono pronte le orate? Stiamo provando da ore e dobbiamo pur mangiare… L’arte è per lo spirito ma noi attori abbiamo anche un corpo…

Ximena: Sì, signora, tra poco mettiamo in tavola, solo il tempo di ultimare la cottura… il pesce va mangiato caldo.

Blanca (sottovoce): spero che una spina gli vada di traverso, che Dio mi perdoni.

Lupe (la voce è smorzata): Si sente un buon profumo, cosa c’è di buono?

Blanca (alzando la voce per farsi sentire): Orate, fresche di giornata… il padrone non bada a spese!

Ximena: Blanca! Pensa a cucinare.

Blanca (a bassa voce, girandosi verso Ximena): Eduardo mi mangia con gli occhi quando lo servo, mi ha sfiorato la mano mentre gli porgevo la brocca del tinto…

Ximena: Sei appena uscita dal purgatorio e vuoi andare all’inferno? Figlia mia, quelli come lui vogliono solo una cosa, e quando l’hanno avuta scompaiono, corrono nel vento con il loro carretto, le due attrici, chiamiamole così, e quei quattro stracci… continua a pestare il pimentòn e aspetta qualcuno che voglia sposarti, magari un contadino con le mani ruvide. Non saprà incantarti con le parole ma ti starà vicino e non rinnegherà i figli come fossero bastardi!

Eduardo: Allora? C’è qualcosa di pronto o ci fate morire di fame?

Ximena: Il tempo di servire, signore, siamo pronte.

Blanca (sottovoce): Ho tolto le guance dalle orate, Ximena, le ho messe nel coccio scuro, sopra il focolare, stasera ce le dividiamo.

Ximena (facendosi il segno della croce): Buon Dio Blanca, se ti scopre, il padrone ci manda a casa entrambe…

Blanca: Se lo merita, ci tiene a pan negro e ghiande, come porci di Estremadura… suor Teresita ci raccontava sempre la parabola del figliol prodigo… non l’ho mai potuta soffrire… il figlio prodigo tornava a casa e tutti facevano festa, uccidevano il bue grasso. Cosa era servito a quello bravo comportarsi bene?

Ximena (allontanandosi scuote la testa): Madre di Dio Blanca, sei un demonio!

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