Doveva essere una scommessa ed è invece diventata un appuntamento: di quelli che non si mancano e che riempiono la sala contro ogni previsione. “Saperi di mare” giunge al suo terzo anno e conferma una densità ed un coraggio rari: organizzare un ciclo di incontri su temi filosofici rivolti ad un vasto pubblico, infatti, in una località di mare in un periodo dell’anno in cui è facile distrarsi rispetto alla cultura è un atto di ostinazione non frequente, che rivela una tenacia che merita la più ampia diffusione.

Forgiatore e anima di “Saperi di mare” è Cristiano Vidali, per ora, ma solo per ora, studente di Filosofia a Milano. Con pochi aiuti già gli anni scorsi ha portato nomi importanti del pensiero (Cacciari è solo il più noto, ma non il più rilevante) ed ha riempito la sala del Centro Congressi di Piazzale Europa, dove anche quest’anno, il 24, 25 e 30 luglio (con il patrocinio ed il contributo del Comune di Rosolina) si terranno gli incontri. Ci racconta di più, in questa intervista, lo stesso Cristiano Vidali.

Parrebbe che d’estate, al mare, fosse naturale passeggiare al fresco o mangiarsi un gelato. Tu invece proponi delle serate che hanno al loro centro la riflessione, l’impegno, la cultura: chiami tutto questo “Saperi di mare” e, guarda un po’, ottieni successo e riempi la sala: com’è possibile?

Sicuramente il merito primario va attribuito all’oggetto stesso dell’iniziativa: la filosofia – i cui temi, se accuratamente scelti, sanno incuriosire le persone, rivolgendosi ai problemi delle loro vite, a ciò di cui fanno esperienza direttamente e a cui hanno bisogno di attribuire significato. In secondo luogo, va riconosciuto il contributo di professori come Massimo Cacciari, la cui gentilissima partecipazione ha indubbiamente concorso ad estendere la notorietà della rassegna ben al d fuori del lido. Infine, e credo sia il punto cruciale, decisiva è la sincerità delle motivazioni per le quali si realizza un progetto come questo. La cultura non ha valore in quanto tale: è facile per chi la frequenta denunciare gli altri come inetti e lamentare di essere incompreso. Ma se la cultura è viva, se è davvero pensiero concreto, dev’essere tramite la sua stessa forza che attira a sé. Impegno e perseveranza sono fondamentali, ma non possono nulla in assenza di buone ragioni.

Qual è il filo che lega gli incontri di quest’anno?

Non c’è un tema in senso specifico che accomuni le tre serate, quanto piuttosto una visione di fondo. Essa consiste nel fatto che l’immagine dell’apprendimento come qualcosa di rigido, individuale ed intellettualistico ha ormai fatto il proprio tempo e descrive solo in modo estremamente parziale l’essenza della cultura e dell’educazione al giorno d’oggi. Il sapere non è qualcosa di freddo e scientifico che si debba acquisire in solitudine. I cultori delle note a piè di pagina, i topi di biblioteca sono pessimi rappresentanti della cultura; sono un loro sottoprodotto degenerato.  La vera cultura, piuttosto, deve rivelarsi in una dimensione esistenziale e dialettica, interattiva. L’evento del sapere o si produce in un incontro di anime, oppure non si produce affatto. E specialmente oggi, in un mondo popolato da smartphone, tablet, social dei quali è possibile fruire fin dai primi mesi di vita, questo incontro diventa decisivo. Mattoni di pagine in questo caso non possono nulla; bisogna riscoprire (e creare le condizioni affinché ciò sia possibile) la dimensione originariamente festosa e interattiva del sapere che è condizione di ogni ulteriore conoscenza.

Chi sono i relatori di questa edizione?

Gli ospiti quest’anno sono tre. La prima relatrice è Rossella Fabbrichesi, professoressa di Ermeneutica Filosofica alla Statale di Milano, allieva di uno dei più grandi filosofi italiani viventi: Carlo Sini. Ha studiato autori come Spinoza, Nietzsche, Peirce e Foucault ed ha pubblicato di recente un testo dal titolo “Che cosa si fa quando si fa filosofia?”. Il suo intervento verterà proprio su questo tema, ma declinato più generalmente nella forma: che cosa si fa quando si pensa? Il secondo appuntamento vedrà per protagonista Antonio Lionello, il professore che mi fece conoscere la filosofia in terza Liceo. In quest’occasione, si declinerà il problema della democrazia – tema che ogni anno vede una serata appositamente dedicatale – nella sua (possibile?) coniugazione con internet ed i social media. L’ultimo professore che interverrà è Franco Trabattoni, allievo di Mario Vegetti, uno dei più grandi studiosi della filosofia antica e scomparso di recente.  Nel suo intervento si affronterà proprio la questione della dimensione festosa del sapere di cui abbiamo parlato prima.

Come fai a convincere relatori di spessore culturale molto elevato (l’anno scorso, tra gli altri, c’era Massimo Cacciari) a venire in una località balneare non di primissimo piano in piena stagione tintarella?

Di volta in volta è diverso: con alcuni professori è sufficiente rivolgere l’invito a lezione o al termine di un esame, con altri bisogna perseverare duramente. Sicuramente è fondamentale esporre le proprie ragioni. Il panorama delle iniziative culturali è sterminato ed i relatori che hanno partecipato a “Saperi di Mare” ricevono moltissimi inviti, nazionali ed internazionali. Perciò, penso che il modo in cui si giustifica il senso del proprio progetto e le motivazioni per cui si insiste nel farlo progredire siano gli elementi decisivi nel far accogliere positivamente l’invito. Tra l’altro, sicuramente il fatto di essere così giovane è di grande aiuto!

“Saperi di mare” potrebbe avere un’estensione che va oltre le serate estive che tu proponi?

Il proposito maturato al termine della scorsa edizione era proprio questo; purtroppo il problema, come sempre, sono i fondi. Iniziative che non determinino un tornaconto immediato faticano a giustificare la propria esistenza; pertanto, con l’appoggio di un’associazione culturale rodigina, ci siamo rivolti alla Fondazione Cariparo per richiedere l’erogazione di fondi per una versione estesa del festival, comprensiva di eventi musicali e teatrali da associare alle parole della filosofia e da svolgersi lungo tutto il Polesine. Purtroppo la richiesta non è stata accolta. Vedremo se riproporci l’anno prossimo cercando di irrobustirla, oppure se cercare altre vie più graduali che non rompano la continuità con l’esperienza già avviata a Rosolina Mare. In ogni caso, la volontà è quella di non accontentarci di quanto raggiunto e far crescere questo progetto quanto a luoghi, ospiti e modalità di svolgimento.

 

 

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